| Omelia (17-03-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
|
Commento su Gv 5, 1-16 Come vivere questa Parola? Da trentotto anni quell'uomo è disteso accanto alla piscina. Non è solo paralizzato nel corpo, ma anche nella speranza. Aspetta che qualcuno lo immerga nell'acqua. Aspetta un'occasione. Aspetta che la vita cambi da fuori. Gesù si avvicina e gli fa una domanda spiazzante: «Vuoi guarire?». Non è una domanda ovvia. A volte ci abituiamo alle nostre ferite. Ci identifichiamo con esse. Diventano parte della nostra storia, quasi una sicurezza. In quaresima il Signore ci raggiunge proprio lì dove siamo fermi da anni. Non per accusarci, ma per risvegliarci. La guarigione comincia quando smettiamo di dire: "Non ho nessuno" e accettiamo che Lui è già lì. «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». Non solo alzati. Prendi ciò che ti ha tenuto a terra. Non per tornare indietro, ma per ricordare da dove sei stato rialzato. La quaresima è questo passaggio: dalla rassegnazione alla responsabilità, dall'attesa passiva a un passo concreto. Cristo non fa magie spettacolari. Restituisce dignità. Rimette in piedi. E anche quando la guarigione crea incomprensioni e giudizi, Gesù non si ritrae. La vita vale più delle regole quando queste soffocano l'uomo. Forse oggi la domanda è per noi: Voglio davvero guarire? Voglio lasciarmi rimettere in piedi?
|