Omelia (15-03-2026)
diac. Vito Calella
Tre caratteristiche dello sguardo divino e le nostre cecità spirituali

Ecco la prima caratteristica dello sguardo divino: «L'uomo guarda l'apparenza, ma il Signore guarda il cuore» (1 Sm 16,9b).
Nel racconto della scelta e dell'unzione del giovane Davide, futuro re d'Israele, contempliamo il nostro Dio Creatore, Redentore e Santificatore che conosce la vera condizione dell'anima di ogni essere umano, come dice il Salmo 139: «Signore, tu mi scruti e mi conosci...». Nulla è nascosto agli occhi di Dio! Ognuno di noi è profondamente rispettato nel giudizio della storia della propria esistenza umana! L'esercizio della nostra libertà e delle nostre scelte responsabili è condizionato, fin dal nostro sviluppo nel grembo materno, da eventi positivi e negativi che fanno risaltare l'originalità della nostra personalità e allo stesso tempo ne determinano la fragilità e la vulnerabilità. Questo sguardo divino è luminoso!
Ecco la prima caratteristica della cecità spirituale: siamo abituati a vedere e valutare le apparenze esteriori. L'esagerata preoccupazione per la bellezza fisica; il desiderio di dimostrare forza, potere e sicurezza; l'importanza data al possesso di ricchezze e beni materiali; la paura di affrontare la malattia e il dolore: queste preoccupazioni canalizzano l''idolatria dell'Io perfetto e onnipotente, destinato un giorno a cadere, ma che provoca tanti conflitti e divisioni nelle nostre relazioni.
La seconda caratteristica dello sguardo divino è la preferenza per i più poveri e i più peccatori.
Il giorno dopo la festa ebraica delle Capanne a Gerusalemme (cfr. Gv 7, in particolare 7,37 e Gv 8,2), Gesù si era confrontato con gli scribi e i farisei, che volevano mettere alla prova il suo modo di agire e avere motivo di accusarlo presentandogli la situazione di una donna adultera, colta in flagrante adulterio. Gesù dimostrò uno sguardo misericordioso. Unito al Padre e guidato dallo Spirito Santo, riscattò la dignità di quella donna peccatrice! Smascherò l'ipocrisia delle autorità religiose del giudaismo (cfr. Gv 8,1-11). Ma ciò non fece che aumentare la tensione e la discussione! Gesù aveva dichiarato apertamente: «Io sono la luce del mondo! Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Il conflitto divenne così pericoloso che Gesù rischiò di essere lapidato dalle stesse persone che avevano rinunciato a scagliare pietre contro quella donna (cfr Gv 8,13-59). In quella situazione di cecità spirituale dei giudei, lo sguardo misericordioso di Gesù, riflesso della volontà di Dio Padre di salvare tutta l'umanità, a partire dai più poveri e sofferenti, si rivolse liberamente verso un povero mendicante, «cieco dalla nascita» (Gv 9,1), che chiedeva sempre l'elemosina presso la piscina di Sìloe. Quel povero, cieco dalla nascita, non aveva chiesto aiuto, non aveva dimostrato a Gesù il livello qualitativo della sua fede. Accettò di farsi curare gli occhi con del fango mescolato alla saliva di Gesù. Obbedì all'ordine di andare a lavarsi nella piscina di Sìloe (cfr Gv 9,5). Fu guarito per pura gratuità dell'amore divino! Lo sguardo divino è luminoso e liberante! Per questo Gesù ribadì quanto aveva già detto ai farisei: «Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,5).
La seconda caratteristica della cecità spirituale è la visione ristretta degli apostoli e dei discepoli di Gesù, che giudicarono quel povero cieco dalla nascita secondo la dottrina della scuola deuteronomista della retribuzione: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?» (Gv 2,3).
La cecità fisica di quel mendicante era considerata una punizione divina a causa dei suoi peccati o di quelli dei suoi antenati. I mendicanti, i senzatetto, i disoccupati, i tossicodipendenti, i più poveri della nostra società possono essere etichettati da noi cristiani come pigri, viziati, irrecuperabili, persone "del mondo", punite da Dio a causa delle loro scelte sbagliate. Questi giudizi morali giustificano l'indifferenza e il distacco di molti cristiani verso le persone più povere e sofferenti della nostra società, oscurando la luce della testimonianza delle opere di carità e misericordia, che realizzano il regno di Dio, un regno di giustizia e di pace.
La terza caratteristica dello sguardo divino è il coraggio di una visione critica e costruttiva che aiuta a promuovere un reale processo di conversione.
Il miracolo del recupero della vista al cieco nato, compiuto di sabato (cfr. Gv 9,14a), provocò una dura reazione da parte dei farisei. Essi arrivarono perfino ad espellere dalla sinagoga quel povero, cieco dalla nascita e mendicante, graziato dalla guarigione della vista fisica. Gesù non si lasciò intimidire dall'arroganza dei farisei. Al contrario, ebbe il coraggio di denunciare la loro durezza di cuore, aiutandoli a percepire la loro cecità spirituale per promuovere la conversione: «Allora Gesù disse: "È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Alcuni farisei che erano con lui udirono questo e gli dissero: "Siamo forse ciechi anche noi?". Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘noi vediamo', il vostro peccato rimane"» (Gv 9,39-41).
Il coraggio di Gesù nel confrontarsi con i farisei, suoi nemici e oppositori, è anticipato dal coraggio del cieco nato, appena guarito, che affrontò l'interrogatorio delle stesse autorità religiose ebraiche. Ebbe il coraggio di proporre loro la possibilità della conversione: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato. Perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare suoi discepoli?» (Gv 9,27). Lui, povero, mendicante, etichettato come peccatore, ebbe il coraggio di farsi evangelizzatore della misericordia divina di fronte all'arrogante sapienza dei farisei: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla» (Gv 9,30-33).
La terza caratteristica della cecità spirituale è la paura paralizzante!
Questa paura si impadronisce della famiglia del cieco nato, che lo ha lasciato solo ad affrontare l'intenso interrogatorio dei farisei. Il commento dell'evangelista rivela la cecità della paura paralizzante: «Questo dissero i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito di espellere dalla comunità chiunque avesse dichiarato che Gesù era il Cristo» (Gv 9,22).
Il Vangelo di questa domenica ci invita a rendere grazie per il sacramento del Battesimo, celebrato una sola volta nella vita e simboleggiato dall'immersione del cieco nato nelle acque della piscina di Sìloe. La saliva di Gesù mescolata al fango può rappresentare simbolicamente il dono dello Spirito Santo che convive con la fragilità del nostro egoismo. La scelta di alimentare continuamente la nostra vita spirituale alla mensa della Parola e dell'Eucaristia, soprattutto nella celebrazione domenicale del Giorno del Signore, sia la risposta concreta che possiamo dare all'esortazione della seconda lettura di Efesini 5,8-14. Grazie ai sacramenti dell'iniziazione cristiana, un tempo eravamo tenebre, ora siamo luce nel Signore. Vogliamo continuare a vivere come figli della luce. Vogliamo testimoniare nel mondo la bontà e la misericordia divina, la giustizia della gratuità dell'amore e la verità della nostra fede in Cristo Gesù. Sappiamo che la nostra relazione con Lui è una maturazione progressiva, come è accaduto al cieco nato guarito: all'inizio, Gesù era solo un uomo comune (cfr Gv 9,10); poi fu riconosciuto come profeta (cfr Gv 9,17). Alla fine credette esplicitamente e si prostrò davanti a Lui (cfr Gv 9,38). Con Cristo nel cuore, vogliamo discernere ciò che piace a Dio Padre, superando i tre tipi di cecità spirituale. Non vogliamo addormentarci, soffocando il nostro impegno nella lettura orante della Parola di Dio, nel digiuno e nelle opere di carità, affinché solo la luce di Cristo possa risplendere su di noi e possiamo essere un riflesso della sua luce per tutti.