Omelia (15-03-2026)
padre Paul Devreux


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; In un certo senso tutti nasciamo ciechi perché molte cose non le vediamo. Per esempio l'amore dei genitori nel periodo della ribellione adolescenziale, l'importanza dell'amore di Dio, tanti limiti che abbiamo. Non sono cosciente di non vedere e di conseguenza non cerco di guarire. sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco. È Gesù che prende l'iniziativa. Come per la samaritana al pozzo, è lui che ci viene incontro, che ci cerca e prova a darci una mano. Pensate il disagio di quest'uomo che si sente spalmare il fango sugli occhi. Io come reagirei? Va detto però che per i contemporanei di Gesù la saliva era un concentrato dello Spirito. Gesù altro non fa' che ripetere il gesto di Dio, quando dal fango crea Adamo. Come a dire che Gesù sta facendo una nuova creazione, trasmettendo una vita autentica ad un uomo che ha una vita molto limitata. e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa "Inviato". Non guarisce subito. Deve mettersi in cammino, fidandosi della parola di questo sconosciuto. Questo sconosciuto è Dio, ma riconoscere che la sua è una voce di cui mi posso fidare, è già molto. Signore insegnaci a riconoscere la tua voce e rendici docili al tuo operato e alle tue proposte. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. La prima cosa che posso vedere se mi lascio toccare dal Signore sono gli altri.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Non lo riconoscono, perché è totalmente cambiato. Lo si dice di qualsiasi innamorato o innamorata, come anche di chi viene "toccato" dal Signore. Ma lui è cosciente di essere sempre se stesso, con tutta la sua storia sulle spalle, e desidera comunicare la sua gioia.
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Quindi, secondo i loro criteri, Gesù ha lavorato, violando il precetta del sabato.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». È divertente constatare che sono proprio le domande che gli fanno a fargli capire che chi l'ha guarito deve essere un profeta; e più l'interrogatorio va avanti, e più apre gli occhi sull'identità di Gesù.
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Ma a lui importa poco essere cacciato fuori da una banda di ciechi; anzi, è ben contento di poterne prendere le distanze. Notiamo che nel frattempo Gesù si è dileguato, ma ora riappare.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, Ancora una volta è lui che ci viene a cercare, dimostrando quanto ha a cuore la nostra vita.
gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Lui ci crede e si prostra. E io? Io credo che Dio esiste. Ho sperimentato tante volte che mi è venuto incontro aiutandomi, e mi ha aperto gli occhi facendomi scoprire i miei veri bisogni e quelli degli altri. Di questo lo ringrazio e gli chiedo di continuare a venirmi incontro, tutti i giorni. Questo mi dà pace.
Buona domenica.