| Omelia (15-03-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Il coraggio della riconoscenza e della fede Davanti ai problemi della vita possiamo essere come i discepoli pronti a cercare le ragioni profonde che hanno portato il verificarsi di una realtà oppure possiamo essere come i farisei pronti ad arroccarci sulle nostre certezze. In mezzo al nostro filosofare o al nostro impuntarci su tutto ciò che non ci mette in discussione abbiamo davanti colui che vive la situazione e Gesù invita sia gli uni che gli altri ad avere lo sguardo fisso su di lui. Questi necessita di essere guarito e niente altro. La concretezza del Cristo è sicuramente la misura del brano che abbiamo letto. Colpisce la risposta generosa del guarito che, nonostante le intimidazioni e le minacce di essere sbattuto fuori dalla sinagoga con tutto quello che questo comporta, dimostra una gratitudine piena nei confronti di Gesù. Questo è l'avvio per un cammino di conoscenza della fede che lo porta a considerare colui che l'ha guarito come il Cristo, il Messia, l'unto del Signore. Il coraggio della riconoscenza e del fidarsi di Dio nonostante i venti contrari della vita è la lezione che il miracolato ci offre. Il cieco è stato guarito dalla sua cecità e il racconto di questa guarigione diventa sprono per noi per vincere le nostre tiepidezze che ci fanno arretrare davanti alle situazioni avverse di chi è contro la nostra fede. Nell'ambiente di lavoro, nella famiglia, tra gli amici e nei nostri quartieri non veniamo sempre accettati per la nostra adesione a Cristo. Siamo coerenti e perseveranti come il cieco del brano evangelico? Ci facciamo prendere dalla paura umana e cediamo quella gioia? Gesù vede la fatica di questo tale nel fronteggiare l'ostilità e si china dandogli forza. Ci avviciniamo alle tappe finali del cammino quaresimale, un cammino impegnativo, prendiamo l'esempio del cieco nato per portare avanti con coraggio la nostra testimonianza di fede sapendo che Dio stesso si china su di noi per darci la mano. Viviamo con la certezza che Egli ci ha consegnato: "Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo". |