Omelia (13-03-2026)
Missionari della Via


Siamo di fronte a una delle affermazioni a fondamento del cristianesimo, l'amore di Dio e del prossimo. Infatti il precetto: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore» (Rm 13,8-10) (cf CCC 2055). L'amore è il compimento di tutto! Come facciamo, Signore, ad amare come te, quando ti mettiamo da parte, quando non riusciamo a fare pace con le persone che abbiamo accanto, quando serbiamo rancore, quando vogliamo primeggiare, quando non sappiamo essere temperanti, quando cominciamo a costruire malcontento attorno a noi, quando ci piacerebbe avere una vita diversa, quando non ci sentiamo corrisposti, quando le cose che possiedono gli altri ci suscitano invidia, quando anche solo con una parola vorremmo schiacciare gli altri? Di noi si potrebbe dire che non siamo lontani dal regno dei cieli? Riusciamo a restare in questa tensione benedetta dell'amore di Dio e del prossimo, che ci rende capaci di somigliare al nostro creatore? Essere cristiani chiede una certa radicalità nell'amore: non c'è altro comandamento.

«Ci sono certi esperimenti che riescono soltanto se ciò che si esperimenta raggiunge un dato calore, così è l'esperimento del cristianesimo: bisogna portarlo a un dato grado di temperatura, altrimenti fallisce, altrimenti è pesante, altrimenti è ostile, altrimenti non va d'accordo con le nostre aspirazioni, con la nostra vita, con la nostra professione, col nostro mondo in cui viviamo. Ma se si porta al grado di calore interiore, di forza interiore, di amore interiore (giusto), l'esperimento riesce e riesce in letizia e sarete contenti, figlioli miei» (Paolo VI).