Omelia (12-03-2026)
Missionari della Via


Nei Vangeli, alcuni avversari di Gesù lo accusano di essere in combutta con le forze del male. Si tratta di un'accusa paradossale, tanto che Gesù la smaschera dicendo: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina» (Mt 12,25). Se uno scaccia i demoni, non può esserne alleato! A volte sembra che siamo talmente abituati al marcio da vederlo ovunque. E Gesù spiega anche le conseguenze più nefaste: chi non raccoglie disperde. Se non riconosci il bene, se non aderisci ad esso e disperdi, sprechi la vita. Se non riconosci l'opera di Dio fai spazio nel tuo cuore al male e inizi a disperdere. Dopo duemila anni di cristianesimo, non è affatto scontato che abbiamo davvero compreso il cuore della nostra fede. Spesso, mancando di vigilanza e preghiera, non sappiamo riconoscere la mano di Dio che si manifesta nel bene e nel bello che ci circonda, e ci perdiamo in discussioni sterili e interminabili, che non producono frutti. Tanti amano intorbidire le acque, vivere in una realtà confusa, che arriva a negare il bene. Tanti sospettano sempre che dietro ogni azione buona ci sia del losco. Così accadde anche a coloro che, accusando Gesù di agire per opera di Satana, finirono inconsapevolmente per diventare strumenti di divisione e confusione. Anche noi possiamo essere persone che portano confusione, dentro e fuori, che non si aprono al bene e confondono gli altri. Perciò dobbiamo scegliere, perché non c'è una via di mezzo, o raccogli o disperdi: «Chi non è con me è contro di me. Chi non raccoglie con me, disperde». È l'invito diretto a prendere posizione: non più parabole o immagini, ma un appello chiaro e netto. Davanti alla confusione e alle accuse, Gesù chiede trasparenza, decisione, meraviglia davanti alle opere di Dio, fede. Il disfattismo, quella visione che riduce tutto al pessimismo, avvelena il mondo come un gas invisibile. Non ferisce apertamente ma intorpidisce: sedando la coscienza, impedisce di riconoscere il bene che ci circonda. Apriamoci al bene, prima di tutto scacciando questa aria confusa che vuole dominare la nostra vita: con le nostre occasioni concrete e quotidiane, cosa vogliamo scegliere? Vogliamo raccogliere o disperdere?

«Bisogna avere un cuore raccolto, un cuore nel quale riusciamo a essere consapevoli di cosa succede. Raccomandabile in questo senso può essere la pratica, tanto antica ma buona, dell'esame di coscienza. Chi di noi la sera, prima di finire la giornata, rimane da solo e nel silenzio si fa la domanda: cosa è accaduto oggi nel mio cuore? Cosa è successo? Che cose sono passate attraverso il mio cuore? È un esercizio importante, una vera e propria grazia che può aiutarci a essere dei buoni custodi. Perché, i diavoli tornano, sempre. Anche alla fine della vita. E per vigilare che i demoni non entrino nel nostro cuore bisogna saper stare in silenzio davanti a se stessi e davanti a Dio, per verificare se nella nostra casa è entrato qualcuno che non conosciamo e se la chiave è a posto. Questo ci aiuterà a difenderci da tante cattiverie, anche da quelle che noi possiamo fare. Perché questi demoni sono furbissimi, e sono capaci di ingannare tutti»
(Papa Francesco).