Omelia (11-03-2026)
Missionari della Via


Il compimento dell'esperienza di fede che porta Gesù è nello Spirito, perciò può incontrarsi con il fallimento della nostra vita. Lui viene a compiere la legge, noi però possiamo fallire, giocarci la vita a ribasso. Una porta che ci apre a fallire è il peccato, che non è un semplice errore neutro su cui possiamo sorvolare. Il peccato è una porta al fallimento, che spesso si insinua in noi con la superficialità, quella che spiritualmente possiamo chiamare anche negligenza, che designa la mancanza di cura, di attenzione, di profondità. Se si manca di attenzione per il valore delle piccole cose, se si vive ad esempio solo su un piano emotivo, nel quale il mio sentire diventa il centro della verità di ogni cosa, o se si vive senza riflessione, senza discernimento sulla realtà, se non si comprende che la legge custodisce l'amore, si arriva ad essere superficiali e dunque cadere in una trappola che ci fa prendere decisioni spesso solo emozionali e rimanere incastrati in situazioni di schiavitù. Ormai anestetizzati dalla banalità possiamo non riconoscere il valore delle cose. Gesù oggi ci chiede di restare in una tensione benefica, di non dimenticare di non trasgredire. Sono proprio le cose piccole trascurate che ci inchiodano, che ci iniettano dosi consistenti di sonnifero per l'anima, ci anestetizzano. Molti pensano di essere progressisti, di andare avanti ed evolversi, negando la legge di Dio, la fedeltà alle piccole cose. Mi colpì che un giorno mi accorsi che una persona di chiesa diceva bugie con manica larga, era diventato un modo di fare così comune che era normalizzato. Un'altra persona cristiana tendeva a scherzare spesso, in modo che ripeteva delle battute di circostanza che però tendevano alla superficialità e potevano ferire se applicate in modo generico. La banalità, il trasgredire il valore della verità, del rispetto dell'altro è alle porte se non custodiamo le piccole cose. Nella chiesa i sacramenti ci aiutano a mantenere salda questa sensibilità: la confessione, la comunione, sono cura per la superficialità; ma ci aiuta anche la fraternità cristiana, guardare l'esempio dell'altro, farci guidare spiritualmente, pregare. Chi non sa amare, infatti, è colui che impara a essere infedele, e inizia dalle piccole cose, banalizzando gesti di cura, attenzioni, priorità. Gesù ci rivela che la legge non basta, ci vuole profondità. A Gesù non basta dire: non uccidere, ma aggiunge che non ci si adira contro il fratello né si dice stupido o pazzo. Cioè, se inizio ad essere superficiale posso annientare qualcuno dentro di me smettendo di riconoscerne il valore, ignorandolo, cancellandone la presenza, rifiutandolo come compagno. Negargli la mia fraternità è aprirmi la strada a negare la sua esistenza. Gesù nel Vangelo ci chiede sempre un cammino di profondità indispensabile, andare al cuore, di rispettare la legge in forza dell'amore da coltivare e farlo con fedeltà, con sensibilità verso il poco.

«Esiste la tentazione del "cristiano light", di chi invece di amare la roccia, ama le parole belle, le cose belle e si rivolge verso un "dio spray", un "dio personale", con atteggiamenti di superficialità e di leggerezza. Questa tentazione c'è ancora oggi: cristiani superficiali che credono sì in Dio, ma non in Gesù Cristo, quello che ti dà fondamento. Questi sono gli gnostici moderni, quelli che cedono alla tentazione di un cristianesimo fluido» (Papa Francesco).