| Omelia (10-03-2026) |
| Missionari della Via |
|
Questa misura di amore infinito, del settanta volte sette, la comprendiamo profondamente solo nell'ottica della vita nello Spirito, di un guadagno diverso, che non è il tipico del tornaconto al quale spesso siamo abituati. Gesù racconta la parabola di un uomo che condonò molto e del beneficiario a cui era stato condonato, che decise di essere malvagio con un uomo che gli era debitore. Perdonare è un grande dono ma saper ricevere il perdono è un atto di amore altrettanto grande. Tante volte mi meraviglia che gente che è letteralmente molesta e pesante con gli altri e che viene giustificata e perdonata, spesso non sappia vedere il dono ricevuto e non riesce ad essere altrettanto misericordiosa. Chi ha ricevuto molto non sempre riconosce il dono, e rimane duro e intransigente con chi gli sta accanto. Dobbiamo chiedere al Signore di aiutarci, di aprire il nostro cuore affinché ci renda capaci di perdonare e di essere perdonati, di entrare nell'ottica del Vangelo, che è opposta a quella del mondo, perché apparentemente in perdita. Come possiamo capire i santi, i martiri e Gesù stesso? Come possiamo capire queste parole sul perdono se Dio non è al primo posto? Come possiamo sperimentare la perfetta letizia, senza fare spazio a Dio? «Siamo mai rimasti in silenzio, anche quando, trattati ingiustamente, avremmo voluto difenderci? Abbiamo mai perdonato, senza ricevere per questo ricompensa alcune e sebbene il nostro perdono silenzioso fosse considerato cosa ovvia? Abbiamo mai obbedito, non per dovere o per evitare fastidi, ma unicamente per amore di quella realtà misteriosa, silenziosa e incomprensibile che chiamiamo Dio e la sua volontà? Ci siamo mai sacrificati senza ricevere un grazie, un gesto di riconoscenza, anzi senza neppure provare un intimo senso di soddisfazione? Ci siamo mai trovati completamente soli? Abbiamo mai preso delle decisioni unicamente in base alla voce interiore della nostra coscienza, quando nessuno poteva dirci una parola o fornirci un chiarimento, sentendoci totalmente soli e sapendo che la responsabilità di tali decisioni era soltanto nostra e ci impegnava per sempre e in eterno? [...] Abbiamo mai cercato di amare Dio, anche quando pensavamo di morire per tale amore ed esso ci appariva come la morte e la negazione assoluta, quando ci sembrava di gridare nel vuoto e di non essere affatto ascoltati [...] Abbiamo mai compiuto un dovere, quando ci sembrava di poterlo assolvere solo con la sensazione bruciante di rinnegare e annullare realmente noi stessi e di commettere una terribile stupidità, di cui nessuno ci avrebbe mai detto grazie? Siamo stati mai buoni con qualcuno, da cui non sarebbe ritornata a noi eco alcuna di gratitudine e di comprensione, e neppure saremmo stati ricompensati dal sentimento di essere stati altruisti, onesti e via dicendo? Esaminiamo l'esperienza della nostra vita [...] se troviamo vissuti di questo tipo, possiamo dire di aver fatto l'esperienza dello Spirito [...] A partire da questo potremmo comprendere quale segreta passione abiti le persone autenticamente spirituali e i santi» (Karl Rahner). |