| Omelia (15-03-2026) |
| padre Ezio Lorenzo Bono |
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IL GRANDE GATSBY (Francis Scott Fitzgerald) I. "Il grande Gatsby" è il capolavoro di F. Scott Fitzgerald, il romanzo che ci parla della cecità del sogno americano nella New York degli anni favolosi del jazz del primo dopoguerra. Tutti i personaggi inquieti e inquietanti del romanzo erano dei "ciechi" che ci vedevano molto bene con gli occhi, ma che non volevano vedere la loro realtà e le conseguenze delle loro azioni. Non solo il protagonista Gatsby, accecato dal suo disperato amore per Daisy, già sposa di un altro, ma anche ognuno degli altri personaggi, accecati dall'illusione, finiscono tutti in tragedia. Nel romanzo c'è una immagine molto famosa: ogni notte Gatsby guarda una piccola luce verde dall'altra parte della baia. È la luce del molo della casa di Daisy. Nel film interpretato strepitosamente da Leonardo DiCaprio si vede Gatsby che di notte esce sul molo della sua villa e guarda quella piccola luce lontana. A un certo punto allunga perfino la mano verso quella luce, come se potesse quasi toccarla. Quella luce è il simbolo del suo sogno, della felicità che desidera. Ma quella luce, in realtà, lo inganna: non illumina la realtà, alimenta soltanto la sua illusione. Nel romanzo appare anche un altro simbolo impressionante: due enormi occhi dipinti su un vecchio cartellone pubblicitario, gli occhi del dottor Eckleburg, che sembrano osservare tutto dall'alto. Alcuni personaggi arrivano perfino a pensare che siano gli occhi di Dio. Ma sono solo occhi che guardano e non salvano. Nel bel film che racconta la storia di Gatsby, quando Daisy nella folle corsa con l'auto di Gatsby investe e uccide l'amante di suo marito, nel sottofondo il regista ha posto, non a caso, una stupenda versione di "Love Is Blindness" ("L'amore è cecità"), la famosa canzone degli U2. Che l'amore sia cieco anche la scienza lo ha dimostrato, perché quando ci si innamora vengono attivate alcune parti del cervello, quelle che ci fanno sovrastimare il partner, e vengono disattivate altre, quelle che dovrebbero permetterci di decifrare oggettivamente la realtà. Gatsby, per esempio, non riusciva a vedere quanto la donna che egli amava così disperatamente fosse in realtà una donna banale e distaccata: «Ci dovevano essere stati momenti, perfino in quel pomeriggio, in cui Daisy non era stata all'altezza dei suoi sogni - non per colpa sua, ma per la colossale vitalità della sua illusione». II. Il tema della cecità, sia nella dimensione reale che simbolica, ricorre in vari testi letterari e ricorre spesso anche nel Vangelo. Nel brano di questa domenica, della guarigione del cieco alla piscina di Siloe, ritroviamo entrambe le dimensioni. Oltre al cieco reale che viene guarito, ci sono molti altri ciechi "simbolici" (lo potremmo definire un "blind spot" spirituale). Chi sono questi "ciechi" del Vangelo di oggi? I ciechi discepoli, che con la loro domanda: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» dimostrano una visione distorta (bias), o meglio cieca, di Dio: come il castigatore che fa pagare ai figli innocenti il male compiuto dai loro genitori. I ciechi vicini, che non vedono la straordinarietà e la bellezza del miracolo avvenuto e, invece di gioire per l'avvenuta guarigione, tartassano il miracolato con tante domande inutili. I ciechi farisei, ancora più ciechi, che invece di gridare al miracolo cercano appigli per condannare Gesù: prima con la scusa dell'osservanza infranta del sabato e poi negando che quell'uomo fosse veramente cieco dalla nascita. I ciechi genitori, ancora più ciechi del figlio, che prendono le distanze da lui, non solo accecati dalla paura dei Giudei che li avrebbero condannati se avessero manifestato fede in Gesù, ma anche accecati dalla vergogna per il figlio che con la sua malattia fin dalla nascita denunciava indirettamente, secondo la mentalità del tempo, la presunta colpevolezza dei genitori: «Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età: chiedetelo a lui!"». In un mondo di ciechi, il meno cieco di tutti è proprio il cieco dalla nascita, che ha recuperato non solo la vista degli occhi ma anche quella dell'anima: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Se per i suoi connazionali "ciechi" lui era sempre stato stigmatizzato come un castigo di Dio, ora invece si rivela come una benedizione di Dio: «Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». E i farisei "ciechi" lo cacciarono fuori dal circolo dei ciechi. E là fuori quell'uomo incontra Gesù, che gli rivela lo scopo della sua venuta sulla terra: «Perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Se l'amore è cieco, lo è ancor più il non-amore. III. In conclusione Dobbiamo essere felici oggi - è la domenica "Laetare" - perché finalmente scopriamo che la nostra cecità ha un rimedio. Gatsby muore con il braccio teso verso quella luce verde, inseguendo un "altrove" che non arriva mai. Quante volte siamo noi quel Gatsby? Fissiamo successi, approvazioni, sogni lontani che promettono tutto e non mantengono nulla. Luci che brillano ma restano gelide, distanti, indifferenti al nostro bisogno di essere amati davvero. Il Vangelo oggi spezza questa solitudine. Gesù non è un faro lontano dall'altra parte della baia. Non è un cartellone pubblicitario che ti osserva senza salvarti. È il Dio che viene incontro a te per ridarti la vista. La vera luce non è un miraggio all'orizzonte, un'illusione che dà una parvenza di senso e di scopo alla tua vita. La vera Luce è qui. In questa Parola. In questo Pane e Vino. Nel fratello che ti siede accanto. Non inseguire più luci lontane, perché la Luce è qui, davanti a te e accanto a te. _______ Ti invito a guardare il videomessaggio settimanale di 30 secondi (in italiano, portoghese, inglese, francese e spagnolo) ispirato al Vangelo della Domenica, che puoi trovare (generalmente verso il fine settimana) sul mio profilo Facebook , Instagram e TikTok, sul mio canale Youtube e sul mio canale Whatsapp. Il testo del commento al Vangelo lo puoi trovare anche sulla mia WebPage, oltre che su e su Questo invito è aperto a tutti, ma in modo particolare ai fratelli sacerdoti: se desideri condividere un pensiero, un saluto, un commento, una parola di incoraggiamento o anche una critica costruttiva - per migliorare le mie riflessioni o semplicemente per avviare un dialogo fraterno e uno scambio di esperienze - sarò felice di leggerti. Puoi scrivermi a questo indirizzo: [email protected] |