| Omelia (08-03-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Ho sete Diversa è la sete dalla fame, avere sete non significa avere fame. Mi capita di confonderle, allora mi fermo e mi domando: sto mangiando perché ho fame, o il corpo mi sta dicendo che è assetato, che ha sete? Troppo spesso ci dimentichiamo di bere. Sete e desiderio camminano insieme. Nel Vangelo incontriamo due persone assetate. Si ritrovano al pozzo, non c'è nessun altro, tutti si sono allontanati. Si ritrovano a mezzogiorno, da soli, stranieri uno all'altra, un uomo e una donna: c'è da ricamarci un chiacchiericcio per l'intero paese, uno scandalo di bocca in bocca. Imprudente, impertinente, scandaloso, il mio Signore. E colui che dice di se stesso di essere l'acqua viva, ha sete, mendica da bere; e colei che porta un'anfora e può attingere tranquillamente al pozzo, è sempre più assetata. Ha sete, la straniera samaritana. Non se ne è resa conto, anche lei ha confuso la fame con la sete. E più ha avuto sete, più si è ritrovata, più ha ritrovato se stessa. Cinque mariti, un cuore frantumato in cinque idoli, una confusione di cinque divinità: un cuore diviso, incapace di amare. Man mano che lo sguardo si è fatto più attento, man mano che le parole sono scese dentro al cuore, si è ritrovata con più vita, restituita a Dio e a se stessa. Un cuore unito: Lui ha detto di me, mi ha generata di nuovo. Ha sete, Dio. Ha sete di noi, ha sete di umanità. Madre Teresa di Calcutta, per l'intera sua esistenza, ha contemplato ogni mattino il Crocifisso con accanto scritta un'unica parola, l'ultima di Gesù: «I Thirst», ho sete. Dio ha sete di noi, ha sete di un rapporto umano, autentico. Anche Dio desidera, ha sete di persone che gli vogliano bene. Dove rendere Gloria a Dio? Chiede la samaritana: domanda schietta che appartiene a tutti noi, disorientati tra le mille parole di questo mercato globale, anche tra le bancherelle del sacro. Tutti, tutti, in questi giorni, stanno rendendo gloria a Dio, da una parte e dall'altra del fronte, da una parte e dall'altra della guerra. Rendono gloria al Dio più forte, al Dio delle nostre frontiere, al Dio da difendere con le armi, al Dio per cui vale la pena calpestare e umiliare l'uomo, la donna, il bambino, il vecchio. Al Dio che pericolosamente si mescola con l'io. Ma Dio è Spirito e Verità, le viene risposto. Dio è vita, e la vita non la puoi fermare; non puoi fermare il vento, gli fai solo perdere tempo. Dio è verità, e la verità non è un'idea, e neanche un ideale, e neanche uno slancio: la verità sta in un volto, il volto ultimo tra gli ultimi, volto crocifisso tra i crocifissi. Dio è di casa, dentro di noi. C'è la sete materiale, quella delle periferie del mondo, la sete per cui ancora si muore, e c'è la sete che è qualcosa dell'anima, ferita estrema. C'è la sete che ci fa essere sempre più insoddisfatti, prigionieri del mercato, e c'è anche la sete che fa muovere, che diventa spinta per un nuovo viaggio esistenziale, una sete che fa camminare. C'è la sete dell'uomo Crocifisso, la beatitudine degli assetati di giustizia, c'è la sete che amplifica il nostro desiderio, la nostra ricerca di Dio. Il desiderio di vedere il volto di Dio, sete viscerale di tutto l'universo. Fino alla scoperta del dono che la sete ci fa, l'acqua viva dello Spirito, e alla consolazione senza pari che proviamo nell'abbraccio dell'ultima frase di Gesù contenuta nelle Scritture, nel Libro dell'Apocalisse: «Chi ha sete, venga, riprenda il passo». Caro ragazzo, cara ragazza; caro amico, cara amica; caro volto con cui condivido il Pane in questa domenica: spero per noi di tornare ad ascoltare la sete, una sete che solo una fonte di acqua fresca cristallina di montagna può dissetare. Spero per noi sete di vita e di autenticità. Sete di giustizia e di un mondo a misura di umanità. Sete di bellezza e di senso. Sete di una Chiesa che non sia un supermercato, dove entro per comprare acqua già imbottigliata in confezioni di plastica. Spero per noi che il nostro avanzare negli anni sia di sempre maggior desiderio, di sempre maggior sete, come ripete il canto: «Dio, Dio mio, o amato Signore, solo te fin dall'alba desidero, il mio essere ha sete di te, per te spasima l'anima mia, come arida terra riarsa» (Salmo 62) |