| Omelia (08-03-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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Sete di Dio In moltissimi paesi della terra l'acqua potabile rimane un sogno: poter ricevere da qualcuno un bicchiere d'acqua quando gli si dice "Dammi da bere" può risultare quasi un miracolo. Non per niente, molte imprese e uomini d'affari di varie parti del mondo hanno compreso che quello dell'acqua è il business del secolo, e dietro l'apparente difesa di territori forestali sotto minaccia, come l'Amazzonia, hanno acquistato e recintato migliaia di ettari di foresta pluviale - spesso cacciando o sterminando le popolazioni indigene legittime e naturali proprietarie - per "salvaguardare" l'acqua dolce presente, molto utile a fare bevande con le bollicine vendute poi in tutto il mondo. Così nascono i conflitti: per un bicchiere di acqua, rubato o negato. Stava per accadere la stessa cosa tra un uomo giudeo e una donna di Samaria, a Sicar, molti anni fa, ai bordi di un pozzo in mezzo al deserto. Un uomo giudeo, stanco per il viaggio, nell'ora più calda del giorno, va a cercare acqua in un pozzo, ma è talmente profondo da raggiungere che ha bisogno dell'aiuto di una donna sopraggiunta ad attingere acqua in quello stesso istante. Che orario strano, per una donna... le donne di Samaria uscivano di buon mattino ad attingere l'acqua, perché di giorno al pozzo solo gli uomini potevano radunarsi per le loro discussioni, rigorosamente vietate alle donne. Ma quella donna è un tipo tosto: talmente tosto che nega un bicchiere d'acqua all'uomo giudeo solo per il fatto di essere giudeo. E se non ne scoppia una lite è solo perché per lei la battaglia è persa sin dal'inizio: l'uomo giudeo non è un uomo qualsiasi, ha qualcosa di particolare, ha la faccia da profeta, parla in maniera affascinante, affascina chiunque lo guardi. Affascina pure lei, esperta di fascino maschile: cinque mariti più uno attuale "di scorta"... ne arrivasse ancora uno sarebbero sette, il numero perfetto! Che sia questo il "settimo uomo", quello "della sua vita"? In effetti, questo "settimo uomo" gli cambia veramente la vita! E pensare che lei non voleva dargli da bere solo perché "giudeo", uno di quelli che pretendeva di dominare i samaritani, di imporre le loro leggi, le loro tradizioni, il loro governo e il loro stesso culto a un popolo, quello di Samaria, indipendente e sovrano da secoli. Ma questo giudeo (che tra l'altro è galileo... ma per la donna è la stessa cosa, quando uno non è samaritano è comunque uno straniero) non molla, e la incalza: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere...". "Lei non sai chi sono io!", avrà pensato la Samaritana: figuriamoci se questo è più grande di Giacobbe, patriarca di Samaria, che era riuscito ad aprire questo pozzo nel deserto! E lo mette alla prova: se è veramente così grande come dice di essere, che le dia quest'acqua miracolosa, così la smetterà ogni giorno di venire a prendere l'acqua al pozzo! E allora, "quel" giudeo la butta sul personale: le chiede di andare a chiamare suo marito, perché colui che vede nel cuore e nella vita delle persone ha già capito tutto. Sa dei suoi cinque mariti e dell'attuale compagno: che sia davvero un profeta? Per questo, con lui va al sodo della questione tra giudei e samaritani: che mi dica chiaramente qual è il vero Dio e cosa significa credere. È proprio necessario credere secondo i canoni della religione giudaica oppure c'è anche un modo diverso di professare la propria fede? Essere credenti significa rientrare nei ranghi di una dottrina fatta di norme e di precetti, oppure Dio lo possiamo incontrare in altre forme e per altri cammini? In buona sostanza: dove trovo Dio? Il segreto sta tutto in quella frase iniziale del Maestro: "Se tu conoscessi il dono di Dio...". Se tu conoscessi il dono di Dio, non negheresti un bicchiere d'acqua a nessuno, nemmeno al peggiore degli stranieri. Se tu conoscessi il dono di Dio, non faresti inutili distinzioni di razza, di religione, di sesso o di condizione sociale. Se tu conoscessi il dono di Dio, non staresti a guardare da chi ti viene annunciata la sua Parola, se da uno grande come il tuo padre Giacobbe o da uno sconosciuto, di Galilea o di Giudea che esso sia. Se tu conoscessi il dono di Dio, non gli lanceresti la sfida di estrarre acqua da un pozzo senza avere un secchio a disposizione. Se tu conoscessi il dono di Dio, non sprecheresti tutta una vita a rincorrere un amore dopo l'altro senza mai trovare quello vero, solo perché in realtà il problema non sono gli altri, ma sei tu. Se tu conoscessi il dono di Dio, non ti chiederesti qual è il luogo più adatto per pregare, o qual è la chiesa in cui poter partecipare alla messa più bella. Se tu sapessi quale dono ti fa Dio incontrandoti e perdendo del tempo a parlare con te, non ti chiederesti più "dov'è Dio", ma lasceresti la brocca delle tue sicurezze, quella che ti assicura l'acqua di ogni giorno, e correresti ad annunciarlo ai tuoi fratelli. Qualche dubbio se egli sia davvero il Messia ti resterà comunque, ma di certo sentirai nel cuore la gioia di chi ha scoperto un'acqua viva che toglie la sete. E finalmente capirai che Lui ti chiedeva da bere perché aveva sete di te, ma alla fine sarai tu a dissetarti alla sua fonte. |