Omelia (08-03-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Non tanto l'acqua, ma sua fonte e il pozzo

L'acqua è l'elemento portante della liturgia di oggi e in questo tempo di conversione e di penitenza, che impone il cambiamento, ci corrobora negli intenti come già la visione del Cristo trasfigurato la scorsa Domenica. Questa volta infatti Gesù si mostra nella sua efficacia come "fonte" di acqua che zampilla per la vita eterna. Altrove Gesù si era definito egli stesso "pane vivo disceso dal cielo"(Gv 6, 51), identificandosi con questo elemento materiale. Nei brani relativi all'acqua invece, anche per via indiretta, sembra qualificarsi come "fonte" o scaturigine della medesima, perché in effetti ancor prima dell'acqua ciò che più è importante è il luogo dal quale è possibile estrarla. Anni fa, mentre rilevavano il numero assai esiguo dei Religiosi nelle case del mio Ordine Religioso (Minimi) e la possibilità di dover abbandonare alcune realtà, in uno dei documenti qualche Superiore scrisse: "Cerchiamo pozzi per non morire di sete". Per estinguere la sete del tutto, non serve raccogliere acqua, ma avere a disposizione un sito da cui essa promana perennemente. Per esempio un pozzo o una sorgente rocciosa. Una parete di roccia Dio fece trovare a Mosè e agli Israeliti quando questi vagavano nel deserto con arsura di sete; il patriarca vi colpì con il bastone, dopo aver esitato per dubbio (e questo gli costerà un castigo) e ne scaturì una sorgente alla quale bevve tutto il popolo. Pozzi cercavano di scavare infatti gli antichi nomadi e i cammellieri che si spostavano da una terra all'altra e un pozzo conteneva il terreno di Sicar acquistato da Giacobbe e poi ceduto al figlio Giuseppe, a sua volta venduto poi dai suoi fratelli ad alcuni mercanti che lo condussero in Egitto. Quello è esattamente il pozzo presso il quale Gesù incontra la donna Samaritana e le chiede da bere, nonostante le divergenze etniche o cultuali fra il suo popolo e i Samaritani. Il sito in in cui ci si trova è quasi l'inizio della vicenda biblica, se omettiamo la storia di Abramo e comunque luogo delle antecedenze del soggiorno degli Israeliti in Egitto. E' in questa "origine" che ora Gesù manifesta se stesso come la "fonte" dalla quale scaturisce la vera acqua, della quale possono bere anche i lontani e i cosiddetti "infedeli": Gesù, che come Dio è all'origine di ogni cosa e al di sopra di tutto e tutto sostiene, afferma di superare anche le recondite ostilità fra gli uomini e di sovrapporsi alle ostentate volontà di autoaffermazione dell'uomo su Dio.
La Samaritana infatti è una donna alla quale un Giudeo non si sarebbe mai avvicinato, tanto meno avrebbe mai conversato perché considerata parte di quel popolo pagano, avverso e refrattario che doveva essere considerato impuro e perfido. Non c'è invece alcun distacco né alcun pregiudizio da parte del Figlio di Dio fatto uomo che viene a ricomporre l'unità fra gli uomini mentre essi persistono nella dispersione: tratta quella signora con molta familiarità e immediatezza. Le chiede acqua fisica e le annuncia che per lei c'è la vera acqua, il dono di Dio risoluto del Messia e Salvatore. Di più: questa donna viene vista con empatia e profondità; Gesù si è già immedesimato in lei e ha dimostrato di aver scrutato a fondo gli abissi profondi del suo animo, delle sue emozioni e ha colto sul segno intorno alla sua esperienza personale. La mette a rapporto con se stessa e la provoca non soltanto perché riveli il suo passato, ma soprattutto perché con lungimiranza guardi al suo avvenire. Proprio questo le rivela, che il suo avvenire risiede nella volontà di abbeverarsi alla fonte che è lui e di adorare il Padre non in luogo specifico quale era il monte o il tempio, ma nell'unico luogo possibile che è Gesù stesso, Verbo del Padre, unica via di accesso al Dio che salva. E tutto questo non lo fa a prescindere dal fatto che quella è una Samaritana. Lo fa appunto perché è una Samaritana. Gesù la chiama "donna", come aveva fatto a Cana con Maria sua Madre: questo termine sottende alla rivelazione fra il Figlio di Dio che manifesta se stesso concedendosi senza riserve e la persona che da Questi viene raggiuta, che è invitata ad aderire, a credere e a vivere. Appunto a questa "donna" Gesù si rivela nella sua realità sociale oggettiva di persona da tutti considerata esecrabile e abietta, ma che rientra nell'universalità espansionistica dell'amore e della salvezza.
Dio in Gesù suo Figlio entra in empatia con noi, instaura un incontro che pervade tutta la persona e che si estende per tutta la vita; nel suo appello a che ci convertiamo e aderiamo a lui ci parla anche di noi stessi, proprio con la semplicità che usa alla massaia di Samaria. Quindi ci si propone come sorgente di quella acqua che estingue la nostra sete inconsapevole. Poiché di fatto è manifesto anche ai nostri giorni, funestati da eventi scabrosi di sangue e di violenza a livello internazionale, che l'uomo senza saperlo cerca di dissetarsi di ciò che lo appaga realmente. Soprattutto però cerca una sorgente, un pozzo o comunque un luogo dal quale l'acqua che lo disseta è davvero garantita.
Occorre bere sempre alla fonte e questa è solo Gesù Figlio di Dio Messia che è venuto a salvarci