| Omelia (08-03-2026) |
| don Roberto Seregni |
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Le mie anfore In questi giorni il caldo è davvero insopportabile. La capitale peruviana, con la sua grigiastra cappa di smog e la foresta disordinata di baracche e condomini, ribolle di giorno e di notte senza lasciare tregua. E penso a Gesù, anche lui assetato e scottato dal sole della Samaria, che si fa mendicante e chiede un sorso d'acqua. Mi ha sempre commosso l'incontro con la donna samaritana narrato dal quarto Vangelo. Il Maestro, per aprire uno spiraglio nel cuore della donna, si fa povero e bisognoso. Non si impone con la forza, non giudica e non condanna, ma con dolcezza e fermezza la accompagna a scoprire qual è la vera arsura che inquieta il suo cuore. Lo dico prima di tutto per me, come prete e missionario: dovremmo imparare da Gesù, dalla sua dolcezza e dalla sua fermezza. Come sarebbero diverse le nostre comunità se tentassimo di accogliere e accompagnare le persone con il suo stile! Invece, purtroppo, molte persone che si avvicinano alle nostre parrocchie, al posto di accoglienza e ascolto, trovano solo burocrati arcigni o mercanti del sacro. C'è davvero l'urgenza di una conversione profonda, di un cambio di rotta radicale che ci permetta, nella nostra prassi pastorale, di riflettere lo stile del Maestro Gesù. C'è un piccolo dettaglio in questo racconto della samaritana che mi ha sempre affascinato. La donna, dopo aver dialogato intensamente con Gesù, corre in città ad avvisare i suoi concittadini e dimentica la sua anfora al pozzo. La dimentica perché non ne ha più bisogno: ha incontrato Gesù e l'acqua viva della sua parola. La gioia dell'incontro è così grande che tutto il resto passa in secondo piano. Deve correre veloce e leggera per annunciare che ha incontrato il Messia atteso. E allora mi chiedo: qual è l'anfora che oggi devo lasciare ai piedi dell'altare? Da cosa devo liberarmi per correre più libero e leggero? Quali sono le zavorre che inutilmente appesantiscono la mia vita? Provaci: prendi un foglio e una penna. Titolo: "Le mie anfore". E scrivi tutto ciò che ti appesantisce e che in questa Quaresima vuoi mettere nelle mani del Maestro. Un abbraccio, don Roberto |