Omelia (08-03-2026)
Omelie.org (bambini)


Bambini, sapete qual è il bisogno fisico più importante per noi umani dopo l'aria?
È sicuramente l'acqua. Mentre un essere umano può sopravvivere per settimane senza cibo, può resistere solo pochissimi giorni senza bere (mediamente tre, a seconda delle condizioni ambientali).
Il corpo umano è composto per circa il 60-70% di acqua. Senza di essa, le funzioni vitali si bloccano quasi subito: non potremmo più sudare e il corpo "andrebbe in ebollizione"; il sangue, che è fatto in gran parte di acqua, non riuscirebbe a trasportare ossigeno e nutrienti agli organi. Anche il nostro cervello è sensibilissimo alla disidratazione: una piccola perdita d'acqua causa subito confusione e stanchezza.
Nel Vangelo, Gesù ha veramente sete e va al pozzo per bere. Appena si siede al pozzo di Giacobbe, vede arrivare una donna samaritana. Questa donna era andata al pozzo a mezzogiorno, nell'ora più calda, proprio per non incontrare nessuno: voleva evitare di essere giudicata dagli altri perché la sua vita non era "ordinata". Giunta al pozzo, Gesù le chiede da bere. La donna, probabilmente prevenuta e un po' nervosa, gli risponde scontrosamente: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". Dovete sapere che all'epoca i Giudei e i Samaritani erano nemici; inoltre, un uomo non doveva mai relazionarsi in pubblico con una donna, tanto meno se straniera. Ma Gesù le dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Con queste parole l'evangelista Giovanni esprime una grande verità: tutte le volte che Dio ci chiede qualcosa, è perché ci vuole donare molto di più. A questo punto la donna si stupisce: osserva che Gesù non ha nemmeno un secchio per attingere l'acqua, quindi come può dargliela? Gesù le fa capire che l'acqua che vuole darle è speciale: è diversa perché disseta davvero e per sempre. Allora la donna esclama: "Signore, dammi quest'acqua, così non dovrò più venire qui a prenderla! "Gesù, a questo punto, le chiede di andare a chiamare suo marito. La donna risponde sinceramente di non averne. Gesù elogia la sua sincerità e le rivela di conoscere la sua vita intima: ha avuto cinque mariti e l'uomo con cui vive ora non è suo marito. Gesù non dice questo per imbarazzarla o rimproverarla, ma per farle capire di che natura è l'"acqua" che le sta proponendo. Le sta dicendo che quello che lei ha cercato disperatamente per tutta la vita è l'Amore vero. Perché Gesù ha scelto proprio l'acqua per parlare del suo amore? Perché sapeva che senza acqua non si può vivere. Voleva dirci che il Suo bene è importante per il nostro cuore esattamente come un bicchiere d'acqua fresca lo è per il nostro corpo quando fuori ci sono 40 gradi! La donna capisce che Gesù non è un uomo come tutti gli altri e lo definisce un profeta. Continuando a parlare, gli confida che sta aspettando il Messia. E Gesù le rivela: «Sono io, che ti parlo». La donna è talmente entusiasta di questo incontro che lascia la sua anfora al pozzo e corre in città a raccontare a tutti quello che le è successo. I samaritani accorrono da Gesù e, dopo averlo ascoltato, dicono alla donna: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo".
Tanti sono gli spunti di riflessione in questo brano del Vangelo, ma vorrei soffermarmi su uno in particolare: Gesù non giudica. Eppure, Lui è l'unico che potrebbe farlo davvero. Giudicare, infatti, significa stabilire con precisione il grado di colpa presente in ogni nostro errore. Quando sbagliamo, non è sempre per cattiveria; spesso è per debolezza. A volte non vorremmo fare il male, ma non riusciamo a evitarlo perché ci sentiamo fragili. Altre volte, invece, il peccato è volontario: lo premeditiamo, lo organizziamo e quasi siamo contenti di fare del male. Noi umani non possiamo mai sapere con certezza se chi agisce male lo faccia per debolezza o per cattiveria. Noi vediamo solo l'azione esterna, ma non il cuore delle persone, né ciò che sta dietro i loro gesti. Questo vale anche per noi stessi: talvolta non siamo nemmeno in grado di distinguere chiaramente cosa ci abbia spinto a comportarci male. Gesù, invece, oltre all'azione vede il nostro cuore. Lui vede le motivazioni profonde che ci hanno portato a sbagliare. Per questo non ci punta il dito contro, ma ci invita a rientrare in noi stessi, a capire perché abbiamo sbagliato e ci chiama al pentimento, ovvero al desiderio di cambiare e migliorare. Ecco perché rivela alla donna samaritana il fatto che ha avuto cinque mariti. Non glielo dice per umiliarla, ma per aiutarla a capire che il "disordine" della sua vita era figlio di una grande sete: una sete di amore e di felicità che lei cercava nelle persone, ma che solo Dio può colmare.
Facciamo il proposito di imitare la Samaritana. L'incontro con Gesù l'ha trasformata perché si è sentita guardata con verità, ma senza disprezzo. Si è sentita amata e desiderosa di ricambiare questo amore. Oggi, quando riceviamo Gesù nell'Eucaristia, diciamogli con fiducia: "Gesù, grazie per avermi fatto conoscere la donna samaritana. Anche io, come lei, ti chiedo: dammi l'acqua viva del tuo amore. Solo così potrò essere davvero felice e rendere felici tutte le persone che metterai sul mio cammino".
Buona Quaresima!
Commento a cura di Tiziana Mazzei