Omelia (08-03-2026)
don Michele Cerutti
Un incontro pieno di sorprese

Una pagina evangelica che mette in evidenza la sorpresa della donna da un lato e quella di Dio dall'altro.
La donna comprende di essere amata e davanti a questo amore non riesce a trattenersi nel diffondere e contagiare anche altri.
Questa è l'esperienza di molti che toccati da Gesù diffondono la bellezza dell'incontro.
Ci sono passi del Vangelo che parlano dell'impossibilità dei miracolati a rispettare l'ordine di Gesù nel tacere. L'esperienza di fede è qualcosa di contagioso non si può chiudere la bocca davanti a ciò che si è sperimentato.
Dall'altro lato c'è la sorpresa di Gesù nel comprendere come questa donna è piena di gratitudine perché non si è sentita giudicata, ma amata.
Lei, una samaritana, dimostra che la proposta evangelica non è esclusiva di un popolo, di una tribù, di un clan.
Il Vangelo è per tutti.
Davanti alla gioia di Gesù e della donna registriamo come nota dolente l'incapacità dei discepoli di prendere parte all'entusiasmo che si registra.
Sembrano presi più dal pettegolezzo, dal gossip: parla con una donna. Questa è la preoccupazione principale dei compagni di Gesù.
Cercano di distoglierlo portandolo su un piano materiale. Vogliono soddisfare il suo possibile desiderio di cibarsi dopo un lungo viaggio.
Non entrano in profondità davanti alla scena che si presenta davanti a loro.
Dall'altro lato, invece, i samaritani, quindi i lontani, gioiscono così tanto che vogliono trattenere il Maestro.
Questa domenica abbiamo una icona in cui si presentano due atteggiamenti contrastanti. Quello più diffuso è la gioia, mentre sullo sfondo abbiamo la diffidenza.
Domandiamoci se abbiamo la fede dei semplici oppure l'ottusità dei discepoli.
Penso a tutte quelle volte in cui come cristiani guardiamo con diffidenza coloro che si accostano alla fede magari dopo un periodo lontani.
Atteggiamenti questi che non avvicinano ma rischiano di allontanare di più.
Penso a tutte quelle volte in cui i Papi nella storia sì sono confrontati con personaggi pubblici che agli occhi dell'opinione generale venivano visti per la loro storia segnata da violenze e corruzioni.
Quanta difficoltà ad accettare questi colloqui nel quale non sappiamo quale segno può avere lasciato nella vita di persone che pensiamo reiette.
Il messaggio evangelico ci viene detto questa domenica non è esclusivo. Abbiamo la responsabilità dell'annuncio che deve toccare il cuore di ogni uomo e di ogni donna.
Dobbiamo mettere da parte il pregiudizio.
In altri passi del Vangelo ci viene detto con parabole che il seminatore uscì a seminare e sparse i semi su qualunque appezzamento di terra. Questi non si è preoccupato di sapere se il terreno su cui ha gettato la semente era in grado o meno di accoglierlo, ma con generosità lo ha sparso.
Gesù questa domenica ci offre un esempio pratico.
La gioia dei samaritani e della samaritana stessa mi fa pensare a come Dio agisce nel cuore degli uomini e delle donne con quella semplicità disarmante. È bastata una piccola scintilla ovvero la richiesta di un bicchiere d'acqua per avere questo incontro meraviglioso.
"Io sto alla porta e busso" ci viene detto nell'Apocalisse.
È proprio così. È bastato una piccola domanda. Il versetto dell'ultimo libro della Scrittura prosegue: "Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me". In alcune rappresentazioni abbiamo proprio la scena di Gesù che bussa alla porta e la maniglia è all'interno. Il proprietario della casa deve procedere ad aprire.
La samaritana ha provveduto a scoprire una piccola fessura della porta e Gesù ha fatto il resto.
I samaritani non hanno potuto fare altro che lasciarsi coinvolgere.
Penso a uomini come Jacques Fesch condannato nella Francia anni 50. Nel carcere Gesù è passato tramite il cappellano a bussare alle porte del giovane, nei primi momenti ebbe risposte brusche, ma poi piano piano il cuore di Jacques si è aperto e il vento dello Spirito ha poi spalancato definitivamente.
Non stanchiamoci di annunciare la buona notizia del Vangelo. Facciamolo con lo stile delicato di Gesù che non giudica, ma che ama.