Omelia (08-03-2026)
padre Antonio Rungi
Con Gesù al pozzo di Giacobbe per rigenerarci nella sua grazia

Il Vangelo della terza domenica di Quaresima ci porta con Gesù al pozzo di Giacobbe, dove Gesù stanco del viaggio dalla Galilea verso la Samaria, si ferma per attingere un po' di acqua a questa sorgente di acqua fresca per bere e dissetarsi. Ma non ha gli strumenti per attingere l'acqua. Qui incontra una donna samaritana, che verso mezzogiorno si è recata anche lei a prendere l'acqua necessaria per le esigenze familiari, alla quale chiede un po' di acqua. Tra i due, che non dovevano assolutamente parlarsi, scatta un meccanismo di dialogo che porta a interagire Gesù con la donna e la donna con Gesù. È un dialogo basato su un amore divino profondo perché alla base della relazione verbale tra Gesù e questa donna samaritana c'è la necessità di presentare il volto più bello e significativo del Maestro Messia, che è il volto della grazia e della misericordia divina.
L'acqua fisica di cui ha bisogno Gesù è un dato di fatto, perché effettivamente lui necessita di dissetarsi, mentre la donna che coglie l'occasione per dire a Gesù alcune cose della sua vita, permette allo stesso maestro di entrare nel suo cuore e di liberarla dalla sua condizione di fragilità in cui si trova. Infatti la donna era stata nel passato moglie di diversi uomini e l'attuale uomo con cui stava non era il suo marito. Una condizione, quindi di peccato che Gesù intuisce e lenisce. Con un atteggiamento di comprensione e non di giustificazione Gesù fa capire alla donna, che solo attraverso la misericordia e la grazia di Dio, simboleggiata dall'acqua di quel pozzo, fondamentale per la storia di Israele, è possibile rinascere alla vera vita, mediante la grazia che viene da Dio.
Il Vangelo di Giovanni che ci racconta di questo singolare incontro di Gesù con una donna samaritana è un testo che ci riporta al concetto essenziale di quella che è l'acqua vera, che dobbiamo attingere da Cristo stesso, ovvero l'acqua della grazia santificante, grazie alla quale ci viene concesso non solo il perdono dei nostri peccati, ma anche il sostegno spirituale per progredire sulla via della santità.
I sacramenti della vita cristiana, dal battesimo fino all'unzione degli infermi sono autostrade per la santificazione personale ed ecclesiale. Non ci salviamo da soli. D'altra parte tutte le volte che ci accostiamo a qualsiasi sacramento noi progrediamo indipendentemente dalla nostra volontà verso la santità
Il sacramento infatti ha una sua insita efficacia che diventa poi evidente e palese se c'è la corrispondenza nella vita del credente. Basta pensare al sacramento dell'Eucaristia o della Confessione per comprendere il fiume della grazia di Dio che si riversa su di noi abbondantemente. L' Eucarestia con la quale riceviamo il corpo e sangue del Signore ci connette intimamente con lui. Con l'assidua frequenza di questo Sacramento camminiamo verso gradi sempre più elevati di santità e di beatificazione.
La donna samaritana del Vangelo rappresenta qui tutto il genere umano con la sua fragilità, con la quale convive senza prendere la distanza dal male. Quell'acqua di cui parla Gesù e che la donna non comprende è quella che ci arriva abbondantemente a noi nel sacramento del perdono e del dono. Chiediamo al Signore la grazia necessaria per attingere a questa fonte dell'amore e della gioia. Fermarsi e attingere a questo pozzo infinito della misericordia e della grazia divina, che è la forza necessaria per camminare sulla via della santità e della completa purificazione dei nostri peccati ed errori.
L'assenza degli apostoli nel dialogo in Gesù con la donna costituisce un altro elemento importante per capire quanto sia fondamentale il dialogo tra noi e il Signore, un dialogo diretto, a cuore a cuore, possiamo ben dire che ci aiuta a capire essenzialmente una cosa importante da un punto di vista spirituale e cioè se stiamo camminando insieme con Gesù, se stiamo camminando insieme alla chiesa o se siamo battitori liberi, senza fissa dimora e senza nessun obiettivo da raggiungere. La Quaresima che stiamo celebrando sia tempo di conversione per ciascuno di noi, per coloro che vogliono incontrare il Signore nella grazia santificante dei sacramenti, che la chiesa elargisce abbondantemente, attraverso le relative celebrazioni penitenziali ed eucaristiche particolarmente curate in questo tempo forte dell'anno liturgico.