| Omelia (08-03-2026) |
| diac. Vito Calella |
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Massa e Meriba? No, grazie: voglio la sorgente d'acqua viva dentro di me! Il significato dell'acqua nascosta nella roccia di Massa e Meriba e in fondo al pozzo L'acqua nascosta nella roccia (prima lettura) o disponibile nelle profondità di un pozzo (Vangelo) sono un'immagine simbolica che ci ricorda «l'amore di Dio già riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5b). Abbiamo dentro di noi questa «sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14b). Tuttavia, la maggior parte delle persone oggi, anche i cristiani che hanno già celebrato i sacramenti dell'iniziazione cristiana, non sanno più come trarre beneficio dal tesoro della presenza viva della gratuità dell'amore divino nel tempio della loro corporeità vivente. Gesù Cristo risuscitato continua a gridare a tutta l'umanità: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura: "fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno"» (Gv 7,37-38). Ricordando l'episodio dell'incontro di Gesù con la Samaritana, l'evangelista Giovanni commenta dicendo che Gesù «questo disse dello Spirito, che avrebbero ricevuto i credenti in lui. Infatti non era ancora stato dato lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato» (Gv 7,39). Purtroppo, ci sono tante persone con il cuore indurito come pietra o con la mente satura di tanti idoli, come un pozzo il cui spazio vuoto è coperto e saturato da detriti e cose che soffocano la sorgente d'acqua presente nelle sue profondità. «Massa» significa "tentazione" di chiuderci all'ascolto della Parola di Dio! La roccia di Massa ci mette in guardia dal pericolo di avere un cuore indurito a causa delle tentazioni, chiudendo la mente e il cuore all'ascolto orante della Parola di Dio, perché la parola «Massa» in ebraico significa "tentazione". Il Salmo 94 ci esorta: «Oh, se ascoltaste oggi la sua voce: 'Non indurite il vostro cuore come a Meriba, come a Massa nel deserto, quel giorno in cui mi tentarono i vostri padri, pur avendo visto le mie opere'» (Sal 94,8-9). Manteniamo sempre viva la nostra fedeltà alla preghiera quotidiana, dialogando con il Signore Gesù! Contempliamo questa domenica il dialogo tra Gesù e la Samaritana, ascoltando attentamente il capitolo 4 del Vangelo di Giovanni. Questo racconto anticamente era utilizzato come testo base per la preparazione dei catecumeni al Battesimo, che sarebbe stato celebrato nella Veglia Pasquale! Ciò accade quando riusciamo a ritagliarci del tempo prezioso nella nostra vita quotidiana per ascoltare e pregare con la parola di Dio. È impossibile sperimentare l'effetto liberante della grazia divina dei sacramenti senza fermarsi ad ascoltare la Parola di Dio in un atteggiamento di preghiera, silenzio, meditazione e perseveranza! Vorremmo essere capaci di ascoltare sinceramente le parole di Gesù, attestate principalmente nei Vangeli, imitando i Samaritani che dissero alla donna del loro villaggio: «Noi stessi abbiamo udito e sappiamo che quest'uomo è veramente il Salvatore del mondo» (Gv 4,42). Questa è la scelta primaria per ammorbidire la durezza dei nostri cuori e purificare le profondità delle nostre anime da tutte le idolatrie che soffocano il dono dello Spirito Santo in noi. «Meriba» significa "litigio" Sì, perché la roccia di Meriba ci mette in guardia dal pericolo di avere una mente satura di rabbia, stanca a causa di conflitti relazionali che non possono essere risolti attraverso il dialogo, la riconciliazione e il perdono, attraverso l'umile accettazione della povertà radicale della nostra condizione umana. La parola «Meriba» in ebraico significa "contesa", "litigio", "conflitto". Oggi, intorno a noi e in tutto il mondo, respiriamo un'atmosfera di esaltazione dell'individualismo in cui gli altri sono costantemente considerati come potenziali nemici (in latino, hostes) senza essere accolti con fiducia (in latino, hospes). Molte persone, per difendere i propri interessi, provocano ostilità e non promuovono l'ospitalità verso gli altri. Quante guerre ci sono nel mondo! Quante situazioni di polarizzazione tra gruppi antagonisti che diventano aggressivi contro chi pensa e fa scelte diverse! Nel Vangelo di questa domenica, Gesù promuove l'ospitalità alla donna samaritana, pur sapendo che era una donna con passato di cinque mariti e che in quel momento conviveva con uno con cui non era nemmeno sposata (cfr Gv 4,17-18). Pur essendo una donna segnata dall'infedeltà coniugale, ha ricevuto l'opportunità di una vita nuova, avendo la possibilità di scoprire il dono qualitativamente superiore dell'acqua dello Spirito Santo, che Gesù, il vero profeta e messia, avrebbe donato a lei e a tutti coloro che avrebbero creduto in lui. Sappiamo che i cinque mariti di quella donna rappresentano simbolicamente gli idoli introdotti nel territorio di Samaria dalle tribù straniere che occuparono le terre del popolo d'Israele dopo la distruzione del regno omonimo nel 722 a.C., come narrato in 2 Re 17,29-33. Considerando l'attuale contesto di guerre e divisioni diaboliche che avvengono nel mondo, possiamo dire che il pozzo/anima di molte persone in questo mondo oggi è ostruito o saturo dall'idolatria dell'IO che si considera onnipotente con il potere del denaro, delle armi, della tecnologia e dell'intelligenza artificiale, soffocando completamente il dono dello Spirito Santo riversato liberamente nel cuore di ogni essere umano da Dio Padre, che ha tanto amato l'umanità (cfr. Gv 3,16) da permettere a Cristo «di morire per noi mentre eravamo ancora peccatori» (Rm 5,8). Che questa domenica diventi per noi l'occasione per ricordare con gratitudine il giorno in cui abbiamo ricevuto la grazia di celebrare i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell'Eucaristia. Scegliamo di adorare Dio Padre, unito al Figlio, invocando incessantemente lo Spirito Santo e concentrando il nostro desiderio di nutrire la nostra mente con la Verità della Parola di Dio! Con questa scelta, ognuno di noi, in comunione con tutti i veri cristiani, può attingere alla sorgente della gratuità dell'amore divino presente nel profondo del nostro mondo interiore e abbracciare con coraggio la stessa scelta di Gesù, dicendo, per Cristo, con Cristo e in Cristo: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34). |