Omelia (09-03-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Lc 4, 24-30

Come vivere questa Parola?

Troppo bello per essere vero, ci verrebbe da dire mettendoci oggi nei panni dei compaesani di Gesù i quali non accettano che uno di loro possa essere quel Dio di cui le Scritture hanno parlato e parlano ancora. È la fatica che tutti sperimentiamo quando ci chiudiamo alla novità che ogni giorno si presenta nella nostra vita e che ci pare troppo bella per essere vera e per essere donata a noi. Magari in segni semplici, umili, come quelli che spesso troviamo descritti nel Vangelo, così distante dagli effetti speciali di cui andiamo spesso alla ricerca, mentre il Signore desidera incontrarci nella semplicità del quotidiano.

Impariamo da Naaman, questo generale straniero, che si fida della parola dei propri servi e che accetta il segno umile ma vero di un profeta in grado di consegnare una parola di salvezza autentica. E permettiamo a Gesù di seminare nel nostro cuore la Sua parola e che possa germogliare in questo giorno.


Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi,

mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora


(Sal 42)


La voce di un Papa

"La storia di Naaman ci ricorda che ognuno di noi deve avere il coraggio di togliersi la propria armatura, di dismettere i panni del proprio ruolo, del riconoscimento sociale, del luccichio della gloria di questo mondo, e assumere la sua stessa umiltà. Possiamo farlo a partire da un esempio più forte, più convincente, più autorevole: quello del Figlio di Dio, che non si sottrae all'umiltà di "scendere" nella storia facendosi uomo. Tolte le nostre vesti, le nostre prerogative, i ruoli, i titoli, siamo tutti bisognosi di essere guariti. Se dimentichiamo la nostra umanità viviamo solo degli onori delle nostre armature, ma Gesù ci ricorda una verità scomoda e spiazzante: "A cosa serve guadagnare il mondo intero se poi perdi te stesso?"

Cf. Francesco, Discorso alla Curia romana, 23 dicembre 2023


Don Stefano Vanoli SDB - [email protected]