| Omelia (07-03-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Lc 15,1-3.11-32 Come vivere questa Parola? "Si alzò e tornò da suo padre!" Tornare a casa. Peregrinare verso se stessi: non c'è niente di più bello. Tornare ad essere ciò che siamo nella mente di Dio, camminare verso ciò che siamo! Il figliol prodigo siamo noi, ogni volta che sprechiamo il tesoro che Dio ha messo nelle nostre mani, cercando al di fuori ciò che possiamo trovare solo dentro noi stessi. Anche noi partiamo in un determinato momento a cercare fortuna, sperperando il nostro patrimonio: i talenti, i sogni, le possibilità. Poi? Rischiamo di lasciarci riempire il cuore da ciò che davvero non ci rende felici e non sazia la nostra fame di bene e di felicità, lasciandoci vuoti. L'esperienza del vuoto che il giovane provò fu determinante in quanto gli permise di mettersi in cammino verso se stesso, di avvicinarsi a Dio, di tornare al Padre. Il vuoto conduce a Dio e Dio conduce a svuotarsi da tutto ciò che non sia Lui. "Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò". Il Padre è la casa. Un Padre che ci lascia andar via e permette persino che ci perdiamo; un Padre che si limita a soffrire per noi e che, senza interferire, non si stanca di aspettarci e ci invita a lasciarci dietro tutto ciò che è stato per immergersi nel presente delle sue braccia.
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