Omelia (06-03-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Mt 21,33-43.45-46

Come vivere questa Parola?

Nella parabola raccontata dal Signore Gesù in questo venerdì di Quaresima, indirizzata proprio ai «capi dei sacerdoti» e agli «anziani del popolo» troviamo che, dopo aver mandato i suoi servi, il padrone della vigna «mandò loro il proprio figlio». Il Signore Gesù non si accontenta di evocare questa decisione, ma mette sul piatto della riflessione dei suoi ascoltatori un elemento importante: «Avranno rispetto per mio figlio!» (Mt 21,37).

Sembra proprio che quando comincia a mancare il rispetto per l'altro, perché mette in difficoltà la mia vita o anche solo perché mi irrita con il suo comportamento, le cose non possono che andare di male in peggio. Ogni volta che l'invidia, il proprio interesse, il proprio comodo, il proprio capriccio diventano primari, con l'illusione di guadagnare spazio in questo mondo, si arriva ad eliminare l'altro.

Lo stile evangelico è tutt'altro: chiede un crescente rispetto e amore verso l'altro anche quando la sua stessa esistenza complica la mia propria vita. Non solo rispetto e amore verso il prossimo ma verso i propri nemici, perché il Padre ci ha amati per primi.

Il Padre si aspetta da noi non solo che abbiamo rispetto e amore del Figlio che ha mandato nel nostro mondo per rivelarci il suo volto misericordioso, ma anche che questo rispetto e amore sia offerto a ogni fratello e sorella in umanità in modo assoluto e unilaterale. Il Signore Gesù conclude la sua parabola con un detto molto severo: «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti» (Mt 21,43). L'amore che sgorga dal mistero pasquale è sempre pronto nel trovare altre vie per farsi dono e balsamo di vita


O Dio, Padre buono, che metti a fondamento della tua Chiesa la pietra scartata dagli uomini, Cristo tuo Figlio, fa' che, accogliendo e rispettando tutti, soprattutto gli ultimi e condividendo la loro sofferenza, possa testimoniare la tua predilezione per i deboli e i poveri.


La voce di una scrittrice olandese ebrea vittima dell'Olocausto.

«Jan domandava con amarezza: che cosa spinge l'uomo a distruggere i suoi simili? E io pensavo: gli uomini. Ma subito mi correggevo: no, ricordati che anche tu sei un uomo. Quel marciume che c'è negli altri, c'è anche in noi stessi. E non vedo davvero altra soluzione che questa: raccoglierci in noi stessi e strappare via il marciume che troviamo dentro di noi. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.»

Diario (1941-1943) Annotazione del 3 luglio 1942 Etty Hillesum Dialogo con Jan sul tram


Sr Vilma Colombo FMA - [email protected]