| Omelia (04-03-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Ger 18,18-20 e Mt 20,17-28 Come vivere questa Parola? Il profeta Geremia si pone un interrogativo forte ed incisivo: "Si rende forse male per bene?" Nell'ora della persecuzione, quando i capi di Israele tramano insidie contro di lui a causa del suo scomodo messaggio da parte di Dio, tale interrogativo diventa voce di ciò che il cuore custodisce. Cosa c'è di peggio che amare e non essere ricambiati? Restare fedeli e venire traditi? Anche il Signore Gesù nel momento in cui annuncia per la terza volta la passione imminente, prende atto che i suoi discepoli mostrano di non aver ancora capito la logica del Regno dei cieli. Lui stesso si accorge che essere inviato da Dio verso gli uomini significa fare i conti con la possibilità di non essere compreso; è costretto a riconoscere che l'odio sta per avventarsi contro la sua consegnata mitezza. Rifiuto, incomprensione, allontanamento, opposizione, silenzi, sofferenza li troviamo scritti nella nostra vita quotidiana. Li sperimentiamo nelle vicende familiari, negli ambienti di lavoro, nelle relazioni che cerchiamo di vivere ogni volta che parliamo e agiamo in nome di Dio, come Lui. Il rischio di essere colpiti, feriti, uccisi è reale. La tentazione di credere che, per sfuggire al male sia necessario nascondersi, annullarsi, vivere una vita tiepida e tranquilla, evitare di parlare, mettere a tacere le paure, è altrettanto possibile. E noi, cosa scegliamo? Da che parte stiamo?
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