Omelia (28-02-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Dt 26,16

Come vivere questa Parola?

Il brano che oggi la liturgia ci propone, presenta un particolarissimo tipo di "patto": un patto non tra due uomini, ma tra un Dio e un popolo, tra il Dio fedele e Israele. E' un patto teologico, dove i due contraenti non si collocano affatto sullo stesso piano.

Nella sua semplicità, la pericope ha un chiaro significato didattico ed esprime l'esperienza che di Dio ha fatto Israele: Dio non è un essere assoluto, lontano, inaccessibile, ma è comunione, prossimità, vicinanza, Dio è volontà di salvezza per il popolo che si è scelto.

E' lui a prendere iniziativa dell'elezione per amore gratuito verso il popolo. E' lui a donare a Israele leggi e comandi che costituiscono un cammino di vita e un modello di sapienza per la gente. Accogliere la grazia e corrispondere con l'obbedienza alla voce del Signore è la risposta di fedeltà che Dio chiede ad Israele.


VIVO LA PAROLA

Ascolta e perdona.


La voce della Chiesa

"Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell'odio. Inoltre l'uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli. Per questo si pone degli interrogativi.

In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uomo. È proprio all'interno dell'uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; dall'altra parte si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato a una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe (cfr. Rm 7, 14 segg.). Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società. Certamente moltissimi, che vivono in un materialismo pratico, sono lungi dall'avere la chiara percezione di questo dramma, o per lo meno, se sono oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci. Molti credono di trovare pace in una interpretazione della realtà proposta in assai differenti maniere. Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione dell'umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell'uomo sulla terra appagherà tutti i desideri del loro cuore. Né manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l'audacia di quanti, stimando vuota di ogni senso proprio l'esistenza umana, si sforzano di darne una spiegazione completa solo col proprio ingegno. Con tutto ciò, di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l'uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?"

Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo


Roberto Proietti - [email protected]