Omelia (27-02-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Mt 5,25

Come vivere questa Parola?

Con l'autorità di chi della Legge è il compimento, Gesù esige dai suoi discepoli come condizione per entrare nel regno dei cieli, una giustizia "sovrabbondante" rispetto a quella degli scribi e dei farisei. Gesù chiede di più, perché dona ciò che chiede; ecco la radicale novità. Non si tratta più soltanto di osservare minuziosamente prescrizioni e divieti, ma di partire dal cuore, ove nascono le motivazioni profonde del nostro agire.

In questo versetto 25 è sottolineato non solo la necessità, ma l'urgenza della riconciliazione in prospettiva escatologica. L'altro non è più fratello, ma l'avversario, l'accusatore che possiamo incontrare nel cammino della vita: anche con lui dobbiamo cercare l'accordo, perché al termine della vita ci attende il giusto Giudice e dobbiamo essere trovati pronti al giudizio.


VIVO LA PAROLA

"Non uccidere"


(Mt 5,21)


La voce di un monaco

"Nulla ci spinge all'amore dei nemici, in cui consiste la perfezione della carità fraterna, tanto quanto il considerare con gratitudine la mirabile pazienza del più bello tra i figli dell'uomo.

Per imparare ad amare, l'uomo non deve lasciarsi trascinare dagli impulsi della carne e per non essere preso da questa bramosia, egli deve rivolgere tutto il suo affetto alla dolce pazienza della carne di Dio. Per trovare il riposo nelle delizie della carità fraterna, egli deve anche cercare di stringere i propri nemici nelle braccia del vero amore. Ma affinché questo fuoco divino non diminuisca a causa degli oltraggi, egli deve cercare di fissare sempre gli occhi dello spirito sulla serena pazienza del suo diletto Signore e Salvatore".

A. Rievaulx, Lo specchio della carità


Roberto Proietti - [email protected]