Omelia (05-03-2026)
Missionari della Via


Viviamo in un mondo segnato dal pregiudizio delle appartenenze. Ognuno viene collocato in una categoria: per il colore della pelle, lo stato sociale, la provenienza, il patrimonio, le capacità. La società sembra costruita su confini, etichette, distinzioni. Ma il Vangelo ci chiama a un'altra logica, che ci dice apertura dei confini; san Paolo scrive: «Mi sono fatto tutto per tutti» (1 Cor 9,22). Dio è per il ricco e per il povero, è per tutti! Nel caso particolare di questa parabola, il tema è ciò che provoca la ricchezza: essa rende alcuni dominatori e oppressori, non fratelli.
Secondo il Vangelo è difficile che un ricco riesca a salvarsi dal veleno del proprio prestigio, che passi la cruna di questo ago stretto, che entri nella prospettiva del regno dei cieli (cf Mt 19,23-26). È difficile non farsi possedere dalle ricchezze al punto di farne una via per la fraternità e la condivisione. Fu così per il ricco anonimo della parabola, che finì fra i patimenti. Egli era così preso dalla sua ostentata superiorità al punto tale da pensare di poter spadroneggiare anche davanti a Dio; con arroganza, invocò per ben due volte l'intervento di Lazzaro. Leggiamo infatti che il ricco non chiede a Dio di poter andare ad avvisare i suoi parenti affinché siano buoni e non finiscano nei patimenti come lui e non chiede neanche la grazia di poter attingere a un po' di acqua, visto che soffre in mezzo alle fiamme, ma chiede che venga mandato Lazzaro a rendergli questi servigi! Il ricco non sembra consapevole che la sua pena è collegata al modo con il quale ha trattato Lazzaro o, meglio, non è consapevole che la sua ricchezza distorce la percezione della realtà, per lui il valore di Lazzaro è inferiore in terra come in cielo! Lazzaro è destinato alle briciole, alle piaghe leccate dai cani, è destinato a ringraziare un uomo qualsiasi che banchetta e che gli fa l'onore di concedergli le briciole o di comandarlo per qualche servizio all'occorrenza. Se andiamo in profondità, riconosciamo nell'atteggiamento del ricco un'idea che può abitare il nostro cuore: convincersi dell'inferiorità di alcune persone.
Ci può capitare di pensare che alcuni membri della nostra famiglia, perché non si sono sposati, sono rimasti soli, o vivono in condizioni economiche più umili, siano al servizio di tutti, e debbano avere meno pretese degli altri. Quante volte, invece, ci brillano gli occhi quando qualcuno ha un figlio medico, magistrato, o possiede un'auto costosa: segni che, ai nostri occhi, indicano persone importanti, da ammirare. Altre volte scambiamo la disponibilità di qualcuno con un diritto implicito: "se è sempre gentile, allora posso chiedere, posso pretendere". Alcuni dicono ai migranti: "Non potete lamentarvi, un pasto e qualche decina di euro bastano per una giornata di lavoro.
Nel vostro paese questi soldi sono tanti." E quanti, nel pronunciare parole come "africano", "marocchino", "rumena", "zingaro", non percepiscono di riferirsi a una categoria specifica, che li designa con qualche particolarità, li stigmatizza. Siamo sicuri di non pensare come fa il ricco del Vangelo? Forse non lasceremmo mangiare le briciole della nostra tavola a nessuno, ma siamo certi di non coltivare convinzioni molto simili a quelle del ricco della parabola? Dio ci mostra un altro modo di vedere e agire: egli guarda fuori dalla porta, vede Lazzaro, posa lo sguardo dove releghiamo quelle categorie che riteniamo inferiori. Il Vangelo per questo sottolinea il nome di Lazzaro, mentre non riconosce un nome al ricco, non da nome ha chi ha tolto la dignità all'altro. È proprio la ricchezza la malattia che rende l'uomo superficiale, limitato e limitante. Perciò la vita di Gesù ci parla di accogliere la povertà come stile di vita, di vivere con i nostri beni un rapporto sano che non ci renda superficiali. Interroghiamo oggi: vogliamo veramente vivere alla sequela di Gesù? Siamo disposti a capovolgere i modi di pensare del mondo?

«Come sei buono, Dio mio, e come questa parabola è fatta apposta per restituire la pace tra tutti gli uomini...per ristabilire ogni anima nella pace interiore...e per condurci tutti al puro amore! Fa regnare la pace fra tutti gli uomini perché conduce i ricchi a donare ai poveri, e i poveri a non invidiare i ricchi i cui beni hanno la durata di un lampo e sono un pericolo per l'eternità. Stabilisce poi ogni anima nella pace interiore, perché mostra che "tutto quando accade è per il bene di coloro che amano Dio" (cf Rm 8,28); tutto, anche il morire di fame» (san Charles de Foucauld).