| Omelia (02-03-2026) |
| Missionari della Via |
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La misericordia è il linguaggio di Dio: ci chiama a spalancare il cuore, affinché l'amore non conosca confini. Eppure, davanti alla misericordia, abbiamo paura di essere "troppo". Mi viene in mente una persona a cui voglio molto bene, che definirei come "troppa misericordia": vede il buono in ognuno, offre sempre una possibilità anche quando sarebbe più prudente non farlo. Con dignità ogni tanto la vedo soffrire, quando viene ripagata con indifferenza. Non si tratta di una persona superficiale che crede alla buona fede di tutti ma di una persona che dà fiducia a tutti. Ai miei occhi, questa persona punta a una misura alta di amore, quella che non si accontenta, quella che rischia, quella che salva. C'è chi decide anche di poter sbagliare ma solo per troppa bontà! Non stiamo parlando di superficialità, che è un rischio concreto di non amare, ma di rischiare l'amore. Sì, l'amore è sempre un rischio. Lo insegna Dio stesso, che ha rischiato con l'uomo: donandogli la libertà, ha fatto il modo che l'uomo potesse dirgli di no e rifiutare il suo amore. Noi invece con quale misura misuriamo? Siamo di quelli che vengono in chiesa e indicano gli infedeli, quelli a cui bisogna stare attenti? Siamo coloro che si sentono bene se il sacerdote o il vescovo divide i buoni dai cattivi... e loro ovviamente fanno parte i buoni? Siamo di quelli che nella comunità cristiana vorrebbero che ci fosse gente perfetta? Siamo di quelli che in famiglia impongono condanne e pesi? Ecco la misericordia: abbracciare tutti, servire tutti, sentirsi parte di un tutto. La misericordia è una misura d'amore traboccante, la misura di Dio. «Desidero darvi, o buoni fedeli, qualche avvertimento sul valore della misericordia. Per quanto abbia sperimentato che voi siete disponibili a ogni opera buona, tuttavia è necessario che su questo argomento tenga con voi un discorso di particolare impegno. Vediamo dunque: che cosa è la misericordia? Non è altro se non un caricarsi il cuore di po' di miseria [altrui]. La parola " misericordia " deriva il suo nome dal dolore per il " misero ". Tutt'e due le parole ci sono in quel termine: miseria e cuore. Quando il tuo cuore è toccato, colpito dalla miseria altrui, ecco, allora quella è misericordia. Fate attenzione pertanto, fratelli miei, come tutte le buone opere che facciamo nella vita riguardano veramente la misericordia. Ad esempio: tu dai del pane a chi ha fame; daglielo con la partecipazione del cuore, non con noncuranza, per non trattare come un cane l'uomo a te simile. Quando dunque compi un atto di misericordia comportati [così]: se porgi un pane, cerca di essere partecipe della pena di chi ha fame; se dai da bere, partecipa alla pena di chi ha sete; se dai un vestito, condividi la pena di chi non ha vestiti; se dai ospitalità condividi la pena di chi è pellegrino; se visiti un infermo quella di chi ha una malattia; se vai a un funerale ti dispiaccia del morto e se metti pace fra i litiganti pensa all'affanno di chi ha una contesa. Se amiamo Dio e il prossimo non possiamo fare queste cose senza una pena nel cuore. Queste sono le opere buone che provano il nostro essere cristiani. il santo Apostolo dice infatti: Mentre ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti. Parimenti lo stesso Apostolo che cosa dice nello stesso passo sempre sul ben operare? Questo vi dico: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà. Chi ha parlato di seminagione, ha promesso il raccolto (sant'Agostino). |