| Omelia (01-03-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Tu sei Bellezza «È bello per noi essere qui». Mi viene al cuore una frase dura e profetica ascoltata da un monaco, che più o meno diceva così: «Noi custodiamo un vino preziosissimo, il più inebriante mai imbottigliato, il più prezioso mai bevuto, il più aromatico mai odorato. Eppure, lo versiamo su bicchieri impolverati e sporchi, su calici scheggiati, con impazienza e fretta, senza garbo, senza valore». Immagine del Cristianesimo, immagine di una bellezza inaudita servita in bicchieri e su tavoli che non invogliano. «È bello per noi essere qui». Vivo ogni giorno della mia vita in una Chiesa che mi narra della Bellezza, che mi accorda armonia interiore, musica di silenzio, un attimo di eternità, festa di comunità. L'hanno edificata lungo i secoli i monaci benedettini olivetani, il cui fondatore, Bernardo Tolomei, convertì la sua vita grazie ad un dipinto, una vita decisa dalla bellezza di una pala dorata. La Maestà di Duccio di Buoninsegna, uscita in processione dal Duomo di Siena durante il Corpus Domini del 1313, parlò a quel giovane ricco di una Bellezza talmente profonda per cui lasciare ogni cosa, per seguirla. La nostra Chiesa, figlia del monachesimo olivetano, indica la Via della Bellezza: tutto è trasfigurato, tutto è bellezza nello spazio. «È bello per noi essere qui», è la bellezza della Liturgia: gesti, parole, canti e silenzi che dicono di una nobile semplicità, la bellezza di un qualcosa che non va di fretta, che non si consuma, ma che rimane. Tutto è bellezza nel tempo. Che cos'è la Bellezza? Non lo so dire, la percepisco e la riconosco, ma non riesco a definirla, a contenerla in un'analisi. È mistero, mistero di luce. Mi è venuta incontro con tutta la sua potenza in un attimo eterno di contemplazione, alzando gli occhi ad un oceano di mosaici, camminando in cattedrali di luce, abitando piccole chiese a misura di interiorità. La bellezza è povera, si dona a noi senza chiedere un biglietto. La bellezza è democratica, si offre a tutti e tutti la possono respirare, qualsiasi sia il titolo di studio. La bellezza è impastata di terra e di Cielo: non è artefatta, unisce materia e forma, mani e spirito. È toccabile la Bellezza, ma subito mi rimanda oltre. La Bellezza è relazione, umana e divina, un momento di intimità. È bello per noi essere qui. Mistero di luce, mistero di trasfigurazione. Il monte verso cui saliamo è alto, immerso nella nebbia. È un monte che conosciamo bene: vi siamo saliti per ascoltare le Beatitudini, vi saliremo ancora di notte per pregare insieme a Lui al Getsemani, e ancora ci incammineremo su quel monte per incontrarlo Risorto. È un monte abitato dalla Trasfigurazione. Trasfigurato. Non deformato. Non trasformato. Non artefatto. Non sfigurato. Semplicemente, trasfigurato: la sua figura diventa trasparente, una finestra che ci fa contemplare la sua Bellezza più intima. Trasfigurato è il volto, che diventa un vetro trasparente, un volto di luce. I nostri volti sono pagine aperte, narrano dei nostri sentimenti nascosti, dicono i nostri pensieri, sono il libro aperto dell'anima. Trasfigurato è l'abito, vestito bianchissimo. Quando faccio esperienza di bellezza, faccio esperienza di trasparenza: è come se vedessi una finestra di luce su panorami aperti. È la bellezza che non seduce, che non vuole possedere o legare, ma che si dona e si irradia, che fa ritrovare me stesso. La bellezza sta negli occhi di chi guarda. Trasfigurati sono gli occhi: dicono i monaci orientali che la Trasfigurazione è avvenuta non fuori, ma dentro, nello sguardo dei discepoli. I loro occhi hanno visto, hanno finalmente visto con occhi nuovi Colui che da sempre ha camminato con loro. Sì, è possibile anche a me: avere uno sguardo nuovo, trasfigurato, sul mondo e sulla vita. Trovare segni di Resurrezione disseminati nei miei giorni. Allenare lo sguardo ad un mondo diverso: bello, buono, giusto, nobile, semplice, forte. C'è tutta una vita spirituale da trasfigurare: ridare forma alle parole, quelle che danno vita. Ridare forma ai rapporti umani, che trasfigurino e non deformino. Ridare forma anche alle lacrime e a sorella morte, vista con occhi nuovi. Ridare forma al mondo, senza la bruttezza di una continua guerra e di un odio costante che abbruttisce. Ridare forma anche a Dio, come ha intonato Francesco: «Tu sei Bellezza». Ridare cittadinanza alla Bellezza, l'autentica Bellezza che amplifica, illumina e allarga a misura di oceano la nostra capacità di amare. |