| Omelia (01-03-2026) |
| padre Antonio Rungi |
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Sul monte Tabor con Gesù e gli Apostoli Il Vangelo della II domenica di Quaresima ci invita salire con Gesù e i tre discepoli scelti da Lui (Pietro, Giacomo e Giovanni) sul monte Tabor per contemplare il cielo, il paradiso, per ascoltare la voce di Dio, per far tesoro della Parola di Dio e impegnarci a trasmetterla agli altri mediante l'annuncio profetico che ci obbliga moralmente a compiere il nostro battesimo. Siamo stati, infatti, consacrati in Cristo Re, sacerdoti e profeti. Salire al Monte del Signore per contemplare il volto luminoso del Cristo che si trasfigura, diventa di una bellezza umanamente impossibile da descrive tanto che i tre discepoli rimangono estasiati e Pietro a nome di tutti parla con Gesù e gli chiede di restare lì in quel luogo, perché è dolce, rassicurante, riposante, un vero paradiso da vivere con Dio. Anche la presenza di Mose, a cui Dio aveva consegnato sul Monte Sinai le tavole della Legge, ovvero i Dieci Comandamenti, ha un significato preciso per coloro che con Gesù salgono idealmente sul Monte della luce. Tutti incontrano Dio quando osservano i suoi comandamenti, che non sono affatto gravosi, ma sono gioiosi e liberanti dal peso del peccato e della debolezza umana. Altro elemento di riflessione è la presenza del profeta Elia, apparso con Mosè accanto al Cristo luminoso. Profeta dell'Antico Testamento, difensore della fede, esempio di vita autenticamente improntata all'ascolto di Dio e all'annuncio fedele della sua parola. Elia aiuta noi cristiani a vivere oggi la dimensione profetica dell'essere cristiani nel nostro tempo, con tutte le sfide e i rischi connessi alla fede. La visione della gloria di Dio che porta gioia nel cuore dei tre discepoli deve passare, su indicazioni di Gesù, attraverso la verifica della croce. Non a caso Gesù raccomando ai tre di non dire a nessuno quello che hanno realmente visto e contemplato sul Monte Tabor, fino a quando Egli non sarebbe risorto dai morti. Primo fondamentale annuncio dell'imminente sua passione e morte in croce, vuole preparare i suoi discepoli ad affrontare quella sfida di non poco conto, anche se riguarda la persona di Gesù e non certamente in modo diretto i tre suoi discepoli saliti e ridiscesi dal Tabor. Il messaggio della Trasfigurazione del Signore è chiaro e non ammette fraintendimenti si sorta, né tollera manipolazioni o strumentalizzazione da parte chi non crede o è in metta opposizione con la fede. Siamo tutti chiamati a trasfigurarci nel cuore, nei pensieri e nel modo di agire, perché ogni azione da noi compiuta sia segno luminoso di una corrispondenza tra ciò che professiamo con la bocca e quello che facciamo con la nostra vita. Se saliamo con il Signore la nostra ascesa verso i valori alti del cielo acquisto peso e spessore di vero amore e di crescita interiore. Se saliamo insieme agli apostoli, espressione della comunione ecclesiale, in nostro cammino verso l'alto ha peso di comunione, unione e fraternità. oltre che di collaborazione e sostegno reciproco. Se saliamo da soli potremmo smarrirci e ritrovarvi in un posto sbagliato senza la vicinanza di Dio e dei fratelli nella fede. Il cammino verso il cielo va fatto insieme, in quanto nessuno si salva da solo, ma insieme a Gesù e alla Chiesa possiamo salvare noi stessi e gli alti. Tuttavia una cosa è certa. Salire richiede anche la capacità non fermarsi dove siamo arrivati, ma aver la forza di ripartire, ripercorrendo il cammino in discesa per risalire nel luogo dove la storia della salvezza ci indica una croce e su di essa un uomo appeso alla Croce, che è Cristo Signore. Il Calvario si pone in parallelo con il Tabor, ove si resta volentieri, perché è il monte della gioia e della contemplazione, mente sul Calvario si resta poche ore, fino a quando il Crocifisso sarà il Risorto per sempre, dopo tre giorni di passione, calvario e morte nel luogo del cranio. |