| Omelia (18-02-2026) |
| don Lucio D'Abbraccio |
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Cenere: la fine della recita Siamo onesti, brutalmente onesti, almeno per oggi. Quanti di noi si sono avvicinati a questa celebrazione per inerzia, per una sorta di automatismo liturgico che ci spinge a "timbrare il cartellino" all'inizio della Quaresima? Eppure, proprio questa nostra fragilità è esattamente ciò che Dio vuole incontrare oggi. Non siamo qui perché siamo perfetti, ma perché siamo bisognosi. Oggi inizia la Quaresima, un cammino di quaranta giorni che non serve a collezionare fioretti, ma a lasciarci rimodellare dalle mani di Dio. Il nome stesso, "Mercoledì delle Ceneri", deriva dal rito austero e antico che stiamo per compiere: l'imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli. Quelle ceneri non sono polvere anonima; sono il frutto della combustione degli ulivi benedetti nella Domenica delle Palme dell'anno passato. C'è una tenerezza divina in questo: la gloria effimera degli "Osanna" è diventata polvere grigia che oggi Dio usa per accarezzarci la fronte. È come se ci dicesse: "Conosco la tua incostanza, eppure ti cerco ancora, ti tocco ancora, ti chiamo ancora". Il profeta Gioele ci offre la prima lezione: «Laceratevi il cuore e non le vesti». Siamo maestri nel lacerarci le vesti, nel fare sceneggiate esteriori, ma il cuore resta spesso intatto, protetto, impermeabile. Gioele però non si ferma alla denuncia. Aggiunge: «Ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore». La conversione non nasce dal senso di colpa, ma dall'attrazione della misericordia. Ecco la prima via concreta: ogni mattina, prima di pensare ai tuoi difetti, pensa alla Sua bontà. Il Salmo 50 è il grido di Davide: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo». Non dice "creerò in me", dice "crea Tu in me". Si affida. Ecco la seconda via concreta: ogni volta che ti accorgi di una fragilità, invece di flagellarti, trasformala in preghiera. "Signore, da solo non ce la faccio. Tu creami nuovo". È questo il digiuno che Dio gradisce: digiunare dall'autosufficienza. Quando riceverete le ceneri, il ministro pronuncerà: «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai» oppure «Convertitevi e credete nel Vangelo». Non sono frasi di circostanza. La cenere ci ricorda la nostra precarietà, sì, ma anche che proprio sulla polvere Dio soffiò il Suo alito vitale. Siamo polvere amata, polvere destinata alla resurrezione. Eppure Gesù ci avverte: mentre compiamo un gesto pubblico di umiliazione, il rischio è trasformarlo in vanagloria. Usa un termine del teatro greco: «ipocriti», ovvero attori. Coloro che indossano una maschera. Quanto della nostra vita di fede è una performance? Quanto del nostro digiuno è una dieta camuffata? Quanto della nostra elemosina è un investimento per la reputazione? Ma Gesù non si limita a denunciare. Indica la via: «Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la destra». Ecco la terza via concreta: in questa Quaresima, fai almeno un gesto di carità che nessuno saprà mai. Aiuta qualcuno senza dirlo. Prega per qualcuno senza farglielo sapere. Non per diventare perfetto, ma per assaporare quella libertà che nasce dal fare il bene per amore di Dio solo. San Paolo ci supplica: «Lasciatevi riconciliare con Dio». Non dice "riconciliatevi" come se fosse uno sforzo muscolare, ma «lasciatevi». Deporre le armi dell'orgoglio, smettere di gestire la contabilità della salvezza e lasciare che Dio operi. Paolo usa il tono dell'amico che implora, non del giudice. E aggiunge: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza». Ora. Non domani, non quando sarai migliore. Ora, così come sei. Il Padre vede nel «segreto», dice Gesù. Vede ciò che nascondiamo dietro il sorriso, l'aridità dietro la preghiera recitata, l'egoismo dietro l'offerta. Ma vede anche le lacrime nascoste, la fatica di ogni piccolo passo, il desiderio di bene che abita nel profondo anche quando ti sembra di aver fallito tutto. Il segreto è il luogo della verità e dell'intimità con Lui. Ecco la quarta via concreta: ritaglia ogni giorno almeno cinque minuti di silenzio vero. Siediti, respira, e digli: "Eccomi. Guardami come sono. Amami come sono". Questo mercoledì non è il giorno della tristezza, ma della verità accompagnata dalla tenerezza. La cenere sporca la nostra fronte per pulire la nostra anima. Non è un annientamento depressivo, è un alleggerimento liberatorio. Come quando finalmente smetti di recitare una parte estenuante e puoi essere te stesso davanti a chi ti ama. Tornando a casa, mentre vi guarderete allo specchio per togliere quel segno scuro, non lavatevi via la domanda che esso porta: "Sono disposto a smettere di recitare e a vivere nella verità?". Ma soprattutto non dimenticate la risposta che Dio ha già dato: "Sì, puoi farlo, perché Io sono misericordioso. Sì, puoi farlo, perché Io creo in te un cuore nuovo. Sì, puoi farlo, perché questo è il tempo favorevole e Io ti sto aspettando". La Quaresima non è una maratona solitaria verso la perfezione impossibile, è un pellegrinaggio comunitario verso la Pasqua. Lasciamoci segnare dalla cenere. Quella stessa polvere, bagnata dalle lacrime della conversione e fecondata dallo Spirito, può diventare il terreno dove Dio farà fiorire cose nuove. È il Suo mestiere: trasformare la morte in vita, la polvere in respiro, la recita in autenticità. Lasciamoglielo fare. Amen! |