Omelia (22-02-2026)
don Alberto Brignoli
Tentati, ma non rassegnati

Guai a noi, ogni volta che pensiamo di essere peccatori o ancor peggio elementi "moralmente spregevoli" solo perché ci sentiamo fortemente tentati da qualcosa. Consoliamoci, perché il brano di Vangelo con cui si apre tradizionalmente la Quaresima ci dice che anche l'infallibile, il santo per eccellenza, è stato tentato, e non solo per quaranta giorni nel deserto, ma durante tutto l'arco della sua vita terrena. Per cui, se lo è stato lui, stiamo tranquilli: non è certo il fatto di essere tentati che ci rende peccatori. La stessa preghiera del Padre Nostro, la preghiera per eccellenza del cristiano, dice "non abbandonarci alla tentazione", quasi a sottolineare la richiesta di non essere lasciati in balìa di qualcosa a cui inevitabilmente siamo sottoposti.
Perché tentati lo siamo e lo saremo sempre: né più né meno come il nostro Maestro. E non solo ci capiterà di sperimentare la tentazione nonostante abbiamo fatto il proposito di non lasciarci tentare su ciò su cui siamo maggiormente deboli: ancor peggio, quanto più ci mettiamo d'impegno ad attuare tutti quegli esercizi di penitenza che pensiamo possano aiutarci nella lotta contro il male, tanto più fortemente avvertiamo di essere tentati proprio su quegli aspetti. Esattamente come il Maestro, che si lascia condurre nel deserto dallo Spirito per ricercare un rapporto sempre più intenso con Dio attraverso la preghiera e il digiuno, e proprio su questo suo rapporto intenso con Dio sperimenta forte ed esplicita la tentazione.
Tra l'altro, quella "brutta bestia" di un tentatore sa bene che Gesù può anche scegliere di poter fare a meno di Dio suo Padre, e addirittura di sostituirsi a lui: ci aveva provato - peraltro con ottimi risultati - anche con il primo Adamo in quel giardino in cui non mancava assolutamente nulla, figuriamoci se non ce la può fare anche nel deserto, dove il nulla ti porta a sentire la necessità di qualsiasi cosa, anche solo di un pezzo di pane. E allora, la mette sul piano della figliolanza divina: quel "se sei Figlio di Dio", in realtà suona come un "visto che tu sei Figlio di Dio", e proprio per questo lo invita a fare a meno di lui e a crearsi un suo proprio regno, un suo proprio popolo, una sua propria religione. E chi, meglio di satana, lo può aiutare in questo? Lui è sempre pronto a farsi amico dell'umanità dove c'è puzza di denaro, di fama, di religiosità falsa e ottusa. Sappiamo bene come va a finire, quel giorno nel deserto: Gesù tira dritto, perché sa che il culto della propria personalità non porta mai a nulla, mentre il culto reso a Dio è l'unica cosa che ci dona la salvezza.
Essere tentati, allora, non è peccato: per cui, se sentiamo i nostri istinti attratti verso il male o comunque verso qualcosa che noi confondiamo con il bene, non siamo peccatori incalliti. Certamente, lo possiamo diventare nel momento in cui la tentazione ha il sopravvento su di noi, ovvero quando l'illusione di potere, di possedere, e di sentirci come Dio viene da noi interpretata come una reale possibilità e allora attuiamo di conseguenza. Poi, però, la limitatezza della natura umana ci fa aprire gli occhi e ci fa accorgere- come i nostri progenitori nell'Eden - di essere nudi: nudi e crudi di fronte a un Dio a cui non possiamo certo nascondere nulla. Di fronte a Dio non ci scappi: sei obbligato a prenderti le tue responsabilità.
E allora, al di là di tanti bei propositi che con convinzione e molta buona volontà facciamo in questi giorni per prepararci bene alla Pasqua, credo che il senso più profondo di questo tempo di grazia che è la Quaresima sia proprio quello di metterci umilmente di fronte a Dio così come siamo, con le nostre debolezze e le nostre tentazioni, per lasciare che lui ci cambi e ci trasformi, a poco a poco, con la sana e genuina consapevolezza che, in fondo, siamo tutti sulla stessa barca. E ci siamo insieme con Gesù, tentato - esattamente come noi - di poter fare a meno di Dio e di ritagliarsi il suo pezzo di gloria.
Il peccato e la morte - ce lo ricorda molto bene Paolo nella seconda lettura - sono le uniche cose inevitabili per ogni uomo e ogni donna sulla faccia della terra. Quello che invece possiamo e dobbiamo evitare, è di lasciarci trascinare dall'illusione che oramai siamo così, e che non c'è più nulla da fare se non ritagliarci il nostro piccolo spazio di autonomia e gestircelo indipendentemente da Dio. Così, almeno, se non pensiamo più a Dio possiamo avere l'illusione che né lui, né il peccato né la morte possano più farci paura.
Ma il Vangelo di oggi ci dice che di Dio non dobbiamo avere paura: né di lui, né tantomeno della tentazione e del tentatore di turno. Quest'ultimo è forte, certo: ma non riuscirà mai a vincere Dio, l'unica realtà di cui vale veramente la pena di fidarci.
Non abbandoniamoci, allora, alla tentazione delle soluzioni comode di chi è convinto di vivere perennemente sconfitto sotto i colpi del peccato, per cui decide che non vale più la pena di lottare per nulla: diciamo invece "sì" a Dio, e pur con tutta la fatica del caso, viviamo le opportunità di cambiamento - quale è il tempo di Quaresima - come segno e primizia delle nostre piccole, quotidiane resurrezioni.