| Omelia (22-02-2026) |
| Paolo De Martino |
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Nel deserto Dopo il battesimo, Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto per affrontare la tentazione. Il significato di questo evento non è semplicemente cronologico, ma profondamente teologico. In tutti i Vangeli esso inaugura la vita pubblica di Gesù, non tanto per delimitare un periodo storico di quaranta giorni, quanto perché rappresenta simbolicamente l'intero arco della sua esistenza. Come ogni essere umano, anche Gesù sarà costantemente posto davanti alla necessità di scegliere. Nella tradizione d'Israele il deserto è il luogo della prova, lo spazio in cui la fedeltà viene messa alla verifica e le decisioni diventano decisive. È un'esperienza che appartiene a tutti: ogni scelta autentica passa attraverso una sorta di deserto interiore. Nessuno ama la desolazione, perché essa ci spoglia delle sicurezze e ci mette di fronte alla nostra vulnerabilità e ai nostri limiti. Eppure proprio lì emergono le domande più vere, la fame profonda di senso e di verità; solo attraversando il deserto possiamo conoscerci davvero. Il male può essere sconfitto soltanto quando viene portato alla luce; finché rimane nascosto, opera senza ostacoli. La crisi, allora, diventa il luogo privilegiato dell'incontro con Dio. Accettare di attraversarla significa aprirsi alla possibilità di un incontro trasformante. Le tentazioni non sono esperienze piacevoli, ma costituiscono un passaggio necessario nel cammino di ogni persona. Gesù rimane nel deserto per quaranta giorni - e, come sottolinea il Vangelo di Vangelo secondo Matteo, anche quaranta notti, per indicare la continuità - vivendo un digiuno che non è semplicemente rituale. Non si tratta di una pratica religiosa nel senso comune, poiché il digiuno giudaico permetteva di mangiare dopo il tramonto. Qui il digiuno assume un valore teologico: è preparazione, interiorizzazione, ascolto profondo della Parola che poi sarà annunciata. Il richiamo è evidente alle grandi esperienze bibliche: quella di Mosè sul Monte Sinai e quella di Elia nel deserto, figure che compariranno accanto a Gesù nel racconto della trasfigurazione. Il numero quaranta, nella simbologia biblica, indica sempre un tempo di preparazione e di passaggio, orientato a un compimento futuro. Tentazioni Le tentazioni sono un invito a mettere ordine nelle nostre scelte, a scegliere come vivere. Matteo invita a guardare le tentazioni di Gesù che sono anche le nostre. Gesù deve scegliere come annunciare la bella notizia, come manifestare il vero volto di Dio. Tutti attendono un Messia forte, potente, che punisca i malvagi e che risolva i problemi dell'uomo. Gesù fu davvero un uomo libero. Avrebbe potuto scegliere la via del successo, del fascino, del potere. Sceglierà la via della misericordia. Come te, amico lettore, non è preservato dalla fatica, dal dubbio, dalla ricerca. Ogni uomo è luce e ombra, perché, dove c'è luce, c'è ombra. Dove c'è bene, c'è male. Le tentazioni mostrano dove sono le radici del mio cuore. Tentazione, per noi, è un termine ambiguo. Per noi vuol dire essere spinti a commettere un peccato ma per la Bibbia "peirasmos", vuol dire "mettere alla prova", per vedere cosa c'è dentro il tuo cuore. «Ricordati che il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi 40 anni nel deserto è stato per metterti alla prova e sapere quello che avevi nel cuore».(Dt 8,2) Come Dio aveva portato il popolo nel deserto per metterlo alla prova, ugualmente lo Spirito conduce Gesù nel deserto non perché sia messo alla prova da Dio, ma perché sia tentato dal diavolo. Sostituire La proposta del diavolo è ragionevole, suadente. Le tentazioni di Gesù riassumono i grandi inganni della vita dell'uomo. Il primo? Sostituire Dio con delle cose: «Se sei figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». L'uomo è tentato di credere che tutto il futuro sia presente nelle cose, in un po' di pane. «Non di solo pane vive l'uomo», anzi l'uomo muore di solo pane. L'uomo non mendica solo pane, mendica vita, amore, felicità. L'uomo vive di ciò che viene dalla bocca di Dio, l'uomo vive di Dio per questo ne ha nostalgia. L'uomo vive di Dio e di tutte le creature, vive di sogni, di parole sussurrate. Da questa prospettiva mi chiedo se la Chiesa non sia rimasta immersa a lungo in questa tentazione. Facciamo molto per la cittadinanza, costruiamo case in montagna, campi sportivi per l'oratorio, organizziamo eventi. Amico lettore, è questa la missione della Chiesa? Soddisfare il bisogno di sicurezza delle famiglie, aumentandone il grado d'intrattenimento per i loro figli? Sfida Il diavolo spinge Gesù dal deserto alla "città santa" (questo modo di chiamare Gerusalemme è più un'usanza cristiana che ebrea). Le tentazioni non ci mollano nemmeno quando ci si trova in luoghi sacri, anzi, qui si fanno più sottili. Lo porta sul pinnacolo del tempio, uno dei portici che facevano ala al santuario, precisamente quello dell'angolo sud-est, che dà sullo strapiombo del Cedron. La seconda tentazione è una sfida a Dio. «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù». Tentazione di sempre quella di volere un Dio magico a nostra disposizione, pronto a intervenire all'occorrenza. Dio sarà con me, ma come lui vorrà certo che mi darà tutto ciò di cui ho bisogno, non tutto ciò che chiedo. È la tentazione di ridurre la presenza di Dio allo spazio del miracoloso, una religione visibile, spettacolare, fatta per rispondere all'ansia di sicurezza che induce a cercare continuamente segni di conferma: "Dio se esisti fa' che...". Insomma, è la tentazione di avere Dio sotto controllo, di metterlo alla prova magari cercando di comprarmelo con preghiere, digiuni e altri sacrifici per qualcosa che desidero. Mercanteggiare Il diavolo porta Gesù prima sulla parte più alta del tempio, ora sulla sommità di un monte. Satana offre sempre il suo regno con il fascino e l'ebbrezza che gli sono propri. La tradizione monastica palestinese ha voluto identificare questo monte alto con lo Jebel Quruntal (monte della quarantena), sopra Gerico antica. Il significato ovviamente è da ricercare in termini teologici. Solitamente è il Signore che mostra qualcosa all'uomo, portandolo in alto. E' il caso di Mosè che vede la terra promessa dalla cima del monte Nebo. Nella terza tentazione il diavolo alza il tiro: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Qui manca l'insinuazione "se sei figlio di Dio". Nelle due tentazioni precedenti il diavolo voleva mettere alla prova l'effettivo potere di Gesù. Qui siamo in un ambito caro al diavolo: i regni della terra. E' la tentazione di mercanteggiare con Dio. Satana invita Gesù a essere realista. È come se dicesse: "Il mondo ha dei problemi, risolvili. La gente ti chiederà miracoli, guarigioni, esaudiscili". Scelta Nel deserto Gesù ha dovuto scegliere da che parte stare. Ha scelto di giocarsi la vita puntando sull'amore. Poteva esordire con un miracolo e sarebbe stato più simpatico e appetibile e invece decide che cercherà di convertire i cuori con la misericordia. Gesù, solidale con la nostra umanità, vive l'esperienza delle tentazioni. Anche Gesù è stato tentato, anche la Sua vita è stata segnata dalla lotta contro il male. La bella notizia di questa domenica? L'unico modo per attraversare le tentazioni, è amare. Vi segnalo che è appena uscito il nuovo libro: "Tenerezza. Il lieve tocco di Dio" (Ed. Paoline) |