Omelia (28-02-2026)
Missionari della Via


Le Parole del Vangelo di oggi ci sembrano impossibili da mettere in pratica. La perfezione di Dio ci sembra una meta irraggiungibile, eppure san Paolo stesso ci ricorda che la volontà di Dio su di noi è la nostra santificazione. Per non demoralizzarci, vista la nostra grande fragilità, occorre non dimenticare che la santità cristiana non è prima di tutto opera nostra ma è frutto di un cuore docile e obbediente alla grazia dello Spirito Santo. La santità non è un lusso per pochi ma è la chiamata per ognuno di noi. Il Vangelo di oggi ci presenta questo salto di qualità tra la giustizia imperfetta degli scribi e dei farisei e la giustizia superiore del Regno di Dio.

La prima antitesi del Vangelo di oggi riguarda la vendetta. «Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico:...se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra» (Mt 5,38-39). Noi sappiamo quanto sia difficile non rispondere al male con il male, ma Gesù ci invita a sforzarci di fare il bene con larghezza. La seconda antitesi fa riferimento ai nemici: «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (vv. 43-44). A chi vuole seguirlo, Gesù chiede di amare chi non lo merita, senza contraccambio. Noi sappiamo che è già difficile amare le persone a noi care, figurarsi quelli che si fanno o che noi consideriamo nostri nemici! E il Signore ci chiede anche di pregare per i nostri persecutori! Conosco gente che prega sì per i nemici ma perché Dio gliela faccia pagare! Oggi Gesù ci chiede di amare, di pregare perché questa è la via maestra che conduce alla santità. Percorrere questa strada è possibile perché Cristo è sceso dal cielo ed è morto sulla croce per noi. Cristo ci chiede qualcosa solo dopo che ci ha donato la grazia e la forza per fare ciò che ci ha chiesto! Infine, Gesù ci invita a salutare non solo le persone che ci amano, non solo quelli della nostra cerchia, perché questo lo fanno anche i pagani. Con tristezza constatiamo che persone che un tempo si sono amate, anche parenti, spesso non si salutano per vecchi rancori. Ognuno è incapace di fare un passo verso l'altro, chiusi in una forma di egoismo rancoroso. Ci liberi il Signore da tutto ciò! Ci dia un cuore nuovo, il suo cuore per amare e perdonare come Lui ama e perdona ogni giorno ognuno di noi, anche quando ci facciamo suoi nemici!

Una testimonianza dal campo profughi del Kurdistan «"Abbiamo abbandonato tutto perché le cose materiali non sono importanti. Solo la fede conta. Alla fine di tutto non ci sarà chiesto quanti soldi abbiamo guadagnato nella nostra vita, ma quanto bene abbiamo fatto. Certo non è facile lasciare le proprie cose e la propria storia. Ed è ancora più difficile quanto conosci chi ti fa del male. Il primo ad entrare a saccheggiare casa mia, ma non è successo solo a me, è stato un mio amico di Mosul. Siamo cresciuti assieme, abbiamo fatto le stesse scuole, lui veniva spesso ospite dalla mia famiglia. Poi è diventato Daesh. E quando è entrato nella mia casa ha fatto un selfie nella mia stanza scrivendomi che ora le mie cose erano sue. Gli ho risposto che era solo cibo quello che lui ha mangiato, ma non ha preso la mia anima, la mia fede. Un giorno Daesh finirà, noi torneremo nelle nostre case e quel giorno sarà importante aver conservato la fede nonostante tutto. Non è facile, ma tutti cerchiamo di rimanere aggrappati a Gesù. E di perdonare perché Lui lo ha fatto dalla croce. Questa è la nostra testimonianza al mondo, ai nostri fratelli musulmani, a quanti ci fanno del male: come Lui noi diciamo: Perdonali, Padre, perché non sanno quello che fanno"» (p. Majeed Attalla, su: www.lachiesa.it).