Omelia (23-02-2026)
Missionari della Via
Commento su Matteo 25,31-46

Il Vangelo di oggi sul giudizio finale ci dice quale sarà il metro di giudizio che il Signore avrà nei nostri confronti: non ci dirà quanto abbiamo peccato -questo non ci autorizza certo a peccare- ma se e quanto abbiamo amato, non a parole ma con i fatti e nella verità. L'apostolo Giovanni ci ricorda che non possiamo dire di amare Dio che non vediamo se poi non amiamo il fratello che vediamo. Dio si identifica, come ci dice la parabola di quest'oggi, con l'affamato, l'assetato, il nudo, il forestiero, il carcerato. Ecco, davanti agli ultimi, ai poveri, ai derelitti, il bene e il male che compiamo non rimangono indifferenti agli occhi di Dio.

Anche quando non siamo consapevoli -come gli uomini di questa parabola-, che ciò che stiamo facendo è male davanti agli occhi di Dio e lo stiamo facendo a Lui, tutti però sappiamo se stiamo facendo il bene o il male. Alla fine il giudizio ultimo sarà in base alle azioni che abbiamo fatto. Noi, davanti a Dio, valiamo per quello che siamo, né di più né di meno. Non dobbiamo pensare che il Signore si diverte a giudicare chi è buono e chi è cattivo, ma siamo noi stessi con la nostra vita a decidere la nostra eternità. Il Vangelo di oggi ci porta ad una riflessione profonda sulla nostra vita: le nostre azioni sono fatte per il cielo? Siamo attenti alle persone più bisognose che ci circondano o non vogliamo guardare perché disturbano la nostra quiete e interpellano la nostra coscienza? Prendiamo dunque dei propositi concreti nella nostra vita e alla fine di ogni giornata domandiamoci se ci siamo fatti prossimi a qualcuno.

«"Alla sera della vita saremo giudicati solo sull'amore" (San Giovanni della Croce), non su devozioni o riti religiosi, ma sul laico addossarci il dolore dell'uomo. Il Signore non guarderà a me, ma attorno a me, a quelli di cui mi son preso cura. "Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, e non partecipo all'esistenza degli altri, se non sono sensibile e non mi impegno, posso anche essere privo di peccati ma vivo in una situazione di peccato" (G. Vannucci).
La fede non si riduce però a compiere buone azioni, deve restare scandalosa: il povero come Dio! Un Dio innamorato che ripete su ogni figlio il canto esultante di Adamo: "Veramente tu sei carne della mia carne, respiro del mio respiro, corpo del mio corpo". Poi ci sono quelli mandati via. La loro colpa? Hanno scelto la lontananza: lontano da me, voi che siete stati lontani dai fratelli. Non hanno fatto del male ai poveri, non li hanno umiliati, semplicemente non hanno fatto nulla. Indifferenti, lontani, cuori assenti che non sanno né piangere né abbracciare, vivi e già morti (C. Péguy)»

San Policarpo di Smirne

Policarpo non solo fu educato dagli Apostoli e visse con molti di quelli che avevano visto il Signore; ma fu anche dagli Apostoli stabilito nell'Asia come vescovo della Chiesa di Smirne" (Adversus Haereses III,3,4; Historia Ecclesiastica IV,14,3,4).

A 86 anni, sotto Antonino Pio, fu arrestato e invitato a rinnegare Cristo. Rispose: "Da ottantasei anni lo servo e non mi ha fatto alcun male. Io sono cristiano". Condannato al rogo, rimase illeso e venne ucciso con la spada. Il suo martirio, avvenuto il 23 febbraio 155, è ricordato come testimonianza luminosa di fedeltà e coraggio.