| Omelia (19-02-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Quello che abbiamo proclamato suona probabilmente come stonato. Gesù ci invita a prendere la Croce e seguirlo. Suona stonato perché viviamo in un mondo in cui parole come Croce, sacrificio risultano molto strette. Gesù sicuramente anche Lui avrà difficoltà ad accettare la morte tanto che la lettera agli Ebrei ci parla delle lacrime che ha sparso prima di salire il Calvario. Il Cristo stesso che oggi invita a prendere la Croce e a seguirlo ha vissuto per primo la sofferenza. Non una passione fine a sé stessa, una sorta di masochismo, ma tutto indirizzato verso la gloria, verso la risurrezione. Diffidate di tutti coloro che nella Chiesa hanno paura di parlare di queste dimensioni più difficili. Mi colpisce come la parola sacrificio si cerchi di bandirla dall'orizzonte della fede. Ho conosciuto sacerdoti che l'avevano tolta questa espressione anche nella consacrazione affermando che Dio non vuole sacrifici. Questa parola viene dal latino e significa rendere sacro un gesto. Cari amici viviamo la Quaresima come un cammino impegnativo non accontentiamoci delle scorciatoie del mondo. Pensiamo che il primo a compiere un percorso difficile è Dio stesso che facendosi uomo ha voluto percorrere le nostre difficoltà, i nostri sentieri. Lui ha voluto dimostrare l'amore per noi e chiede a noi piccoli gesti di amore per Lui offrendoci quei pesi che sappiamo portare. |