| Omelia (21-02-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci presenta la famosa chiamata di Matteo, malvisto da tutti perché era un esattore delle tasse per conto degli occupanti stranieri, un collaborazionista degli oppressori. Di questa chiamata sta scritto: «Gesù dopo ciò uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì». Alcuni verbi ci dicono l'agire di Gesù e la risposta di Matteo. Innanzitutto Gesù uscì. Una Chiesa in uscita, un termine, ma soprattutto uno stile tanto caro al nostro compianto papa Francesco. Noi ministri del Signore ci siamo arroccati dentro le sacrestie, all'interno di chiese ormai vuote. Moltiplichiamo feste, novene e tridui senza vedere che non partecipa più nessuno, tranne i soliti (e sempre meno). Stiamo finendo per parlare alle sole statue all'interno della chiesa, eppure tutto ciò sembra non interpellarci. È ormai un'esigenza fondamentale che ci sia una Chiesa in uscita. La gente sta fuori, la gente va intercettata, c'è gente che chiede di essere vista, che aspetta qualcuno che gli dia una parola buona, una parola che aiuti a leggere le vicende della vita. Il secondo verbo è il verbo vedere. Gesù vede Matteo, lo guarda e lo chiama per nome. La chiamata è sempre personale. Il Signore guarda e conosce fino in fondo il cuore di ciascuno, perché Egli guarda il cuore e non le apparenze. Il Signore continua a chiamare là dove ciascuno di noi si trova, anche nelle situazioni di peccato! Il terzo verbo è il verbo dire, ed è il verbo della proposta: Seguimi. Il cristianesimo non è la scusa per fare gite e feste, o per moltiplicare messe anche regalando sacramenti a persone che non comprendono la grazia di accostarsi al Signore. La chiamata del Signore ci interpella e tocca la nostra responsabilità e libertà di poter dire sì o no. Alla fine, sta scritto che Matteo si alzò e seguì Gesù. Sì, quando incontri qualcosa di vero, di credibile, di radicale è difficile dire di no. Forse anche per questo le Chiese sono sempre più vuote: noi non siamo più credibili! «Vieni e seguimi. È la proposta che il Signore fa a ogni discepolo: la cosa più bella è seguire lui, fare il suo stesso cammino, diventare come lui. Seguendo lui diventiamo noi stessi, seguendo il Figlio diventiamo figli...quindi proprio quest'uomo così è il primo chiamato a seguire il Figlio e a diventare come Dio. è l'uomo nuovo. E non gli ha fatto nessun discorso morale: "Non si fa così... Devi fare questo...". Ha detto "Segui me!", come la cosa più ovvia... scusa è fatto così anche lui per seguire me, mica per seguire il denaro» (p. Silvano Fausti, SJ). |