Omelia (20-02-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci parla di digiuno, ma non è così semplice come spesso lo leggiamo. Sono tanti gli aspetti che ci presenta: innanzitutto i farisei digiunano perché erano legati alle tradizioni, al passato; i discepoli di Giovanni digiunano aspettando il Messia, quindi proiettati verso il futuro, mentre i discepoli di Gesù non digiunano perché in quel momento Gesù, il Messia, è con loro. Questi tempi: passato, futuro e presente riguardano tutti noi. Infatti noi siamo spesso legati al passato, ai "bei tempi", ai tanti rimorsi, alle cose che potevano essere e non sono state. Oppure siamo troppo proiettati sul domani, preoccupato di ciò che potrebbe accadere o meno, quasi inerti nell'attesa di una svolta che ci aspettiamo dal futuro. Insomma, sempre in ansia. C'è invece chi riesce a vivere il momento presente e a cogliere le cose belle della vita, perché ci sono, e non tende sempre a lamentarsi; porta nel cuore il passato, è proteso verso il futuro vivendo in pienezza il suo qui ed ora.

Possiamo cogliere anche un altro aspetto del vangelo di oggi. Infatti, pensando alle privazioni di cibo che talvolta facciamo nei tempi forti, è bene che non dimentichiamo che vi è digiuno e digiuno. Infatti qual è il vero digiuno gradito a Dio? «Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà» (Is 58,7-8). Ecco, questo è il digiuno gradito a Dio, perché conduce all'amore verso i fratelli e le sorelle bisognosi. Ogni vero digiuno apre a Dio e, di conseguenza, apre occhi, cuore e mani agli altri.

«Il digiuno cristiano è un modo attraverso il quale noi ci ricordiamo di almeno tre cose importanti: la prima è "che non di solo pane vive l'uomo", e cioè che nessuna cosa materiale può mai veramente soddisfare la fame di amore e di senso che ci portiamo nel cuore; la seconda cosa è che il Signore ci ha fatti abbastanza liberi da poter anche non essere succubi dei nostri bisogni, e ogni tanto dire di no a se stessi ci aiuta a fortificare la nostra libertà; la terza cosa riguarda proprio il rapporto con Gesù: digiunare, infatti, è un modo per essere solidali con la Sua passione che continua a rimanere viva nel dolore e nella passione di ogni uomo e ogni donna di questo tempo e in ogni parte del mondo» (don Luigi Maria Epicoco).