Omelia (18-02-2026)
Missionari della Via


Oggi ha inizio il nostro cammino quaresimale. In questo mercoledì delle ceneri ci vengono presentate le opere di misericordia: il digiuno, la preghiera, l'elemosina. Quante belle occasioni abbiamo di compiere il bene, di vivere questo tempo di avvicinamento alla Pasqua iniziando a vivere già adesso da risorti. Ma pur operando il bene, il Signore ci mette in guardia: per le nostre opere buone da chi aspettiamo la ricompensa? Dagli uomini o dal Signore? Sì, perché nelle cose che facciamo è molto sottile la possibilità di cercare un tornaconto di immagine, di ringraziamenti, di lode da parte degli uomini. È molto sottile la linea che separa la vanagloria per le opere che facciamo e dal compiere il bene solo per il bene. Per questo il Signore oggi ci mette in guardia contro uno dei peccati che odia di più: l'ipocrisia! Mostrarsi bello agli altri e dentro avere ogni forma di giudizio, di cattiveria, di maldicenza e quant'altro ancora. L'ipocrisia quando diventa cronica genera una doppia vita: una pubblica, l'altra nascosta. L'ipocrisia è abominio a Dio perché è menzogna. È occultare la verità. Inoltre, nell'ipocrisia l'uomo declassa Dio, lo mette al secondo posto, collocando al primo posto se stesso, facendo ruotare tutto attorno a se: le creature, il pubblico... Ci liberi il Signore da questa grande tentazione! In questo tempo di quaresima vogliamo dunque chiedere al Signore la grazia del nascondimento nelle buone opere che compiremo affinché il Padre nostro che è nei cieli ci dia la ricompensa nascosta agli altri!

I segni della Quaresima: digiuno, elemosina, preghiera

Il digiuno significa l'astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati.
Il digiuno è legato poi all'elemosina. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell'elemosina, la quale sotto il nome unico di "misericordia" abbraccia molte opere buone»
. Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l'accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione.
La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant'Agostino dice che il digiuno e l'elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».

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«Le sacre ceneri, questa sera, verranno sparse sul nostro capo. Esse ravvivano in noi la memoria di ciò che siamo, ma anche la speranza di ciò che saremo. Ci ricordano che siamo polvere, ma ci incamminano verso la speranza a cui siamo chiamati, perché Gesù è disceso nella polvere della terra e, con la sua Risurrezione, ci trascina con sé nel cuore del Padre [...] Le ceneri, infatti, ci aiutano a fare memoria della fragilità e della pochezza della nostra vita: siamo polvere, dalla polvere siamo stati creati e in polvere ritorneremo. E sono tanti i momenti in cui, guardando la nostra vita personale o la realtà che ci circonda, ci accorgiamo che "è solo un soffio ogni uomo che vive [...] come un soffio si affanna, accumula e non sa chi raccolga"» (Sal 39,7) (Messaggio per le Ceneri di papa Francesco, 5 marzo 2025).

QUARESIMA


Cari fratelli e sorelle iniziamo oggi questo nuovo cammino quaresimale. Le ceneri che riceveremo sul nostro capo da una parte ci ravvivano in noi la memoria di ciò che siamo, ma anche la speranza di ciò che saremo.

Anzitutto, facciamo memoria. Riceviamo le ceneri chinando il capo verso il basso, come per guardare a noi stessi, per guardarci dentro. Le ceneri, infatti, ci aiutano a fare memoria delle fragilità, delle debolezze, delle paure e dei fallimenti che ci bruciano dentro. Fatti di cenere e di terra, tocchiamo con mano la fragilità nell'esperienza della malattia, nella povertà, nella sofferenza che a volte piomba improvvisa su di noi e sulle nostre famiglie.

La Quaresima, però, è anche un invito a ravvivare in noi la speranza. Se riceviamo le ceneri col capo chino per ritornare alla memoria di ciò che siamo, il tempo quaresimale non vuole lasciarci a testa bassa ma, anzi, ci esorta a sollevare il capo verso Colui che dagli abissi della morte risorge, trascinando anche noi dalla cenere del peccato e della morte alla gloria della vita eterna.

Dunque con la cenere sul capo camminiamo verso la speranza della Pasqua. Convertiamoci a Dio, ritorniamo a Lui con tutto il cuore, rimettiamo Lui al centro della nostra vita, perché la memoria di ciò che siamo - fragili e mortali come cenere sparsa nel vento - sia finalmente illuminata dalla speranza del Risorto. E orientiamo verso di Lui la nostra vita, diventando segno di speranza per il mondo: impariamo dall'elemosina a uscire da noi stessi per condividere i bisogni gli uni degli altri e nutrire la speranza di un mondo più giusto; impariamo dalla preghiera a scoprirci bisognosi di Dio o, come diceva Jacques Maritain "mendicanti del cielo", per nutrire la speranza che dentro le nostre fragilità e alla fine del nostro pellegrinaggio terreno ci aspetta un Padre con le braccia aperte; impariamo dal digiuno che non viviamo soltanto per soddisfare i nostri bisogni, ma che abbiamo fame di amore e di verità, e solo l'amore di Dio e tra di noi riesce davvero a saziarci e a farci sperare in un futuro migliore. Con questa speranza nel cuore, mettiamoci in cammino. E lasciamoci riconciliare con Dio
(cfr papa Francesco).