Omelia (16-02-2026)
Missionari della Via


Chiedere per mettere alla prova, cercare segni anche quando non si ha voglia di cambiare, ma solo per avere pretesti per giustificarsi e, a volte, anche per accusare. Ecco il comportamento dei farisei del Vangelo di oggi e, purtroppo, talvolta anche il nostro comportamento nei confronti di Gesù e degli altri. Quanti giovani in ricerca vocazionale chiedono segni al Signore per comprendere nella loro vita cosa fare e poi, quando arrivano ma non sono quelli desiderati, fanno finta di non aver capito e ne vogliono altri ancora, fino a quando giungono a cinquant'anni senza aver ancora deciso cosa fare nella vita. Quante persone avanti nell'età ma non diventate adulte. Noi possiamo essere di quelli che chiedono al Signore un po' di pace, ma se ci chiede di perdonare non siamo disposti a fare un solo passo in avanti, chiusi nei nostri veri o presunti torti subiti. Possiamo anche essere di quelli che non sono mai soddisfatti della vita e di ciò che hanno e, di conseguenza, sempre inquieti e in continuo affanno. Possiamo anche essere di quelli che si ribellano alla vita, non accettando che molte cose non cambiano, vivendo sempre di ideali e aspettative invece di accogliere la realtà. Spesso ciò che fa più male non è la realtà in sé stessa ma le attese e le aspettative che mettiamo alla vita. Oggi vogliamo chiedere al Signore la grazia di non chiedere sempre segni del suo amore, perché il segno della sua croce è il segno più eloquente del suo amore per noi!

«I farisei chiedono un segno dal cielo, cioè un segno potente,
un segno di potere. Ora Dio non dà mai segni di potere. Dà solo segni di amore e di compassione. Quando nasce Gesù a Betlemme, gli angeli dicono: sarà dato a voi un segno. Qual è il segno? Un bambino. Cioè il segno di Dio è la debolezza, è la piccolezza, perché Dio è amore e l'amore è umile, è piccolo, si dona, non si impone, se si imponesse non sarebbe più amore, non ci sarebbe più la libertà. Quindi è importantissimo che tutti i segni che Dio dà ci lasciano sempre estremamente liberi e sono segni deboli. Cioè nessun segno ci costringe»
(p. Silvano Fausti).