Omelia (15-02-2026)
padre Antonio Rungi
La legge morale cristiana che completa la legge sinaitica

La sesta Domenica del Tempo ordinario ci introduce all'inizio della Quaresima. Mercoledì prossimo, infatti, sono le Ceneri ed iniziamo il nostro spirituale cammino che ci porterà alla Pasqua 2026 che quest'anno capita il 5 di aprile. Si tratta di 40 giorni di preparazione alla santa Pasqua che ci invitano a convertirci e a rinnovarci nello spirito.
Il Vangelo di oggi ci aiuta a prepararci alla Pasqua con l'insegnamento che ci lascia. Gesù nel testo del Vangelo. Basta dire che Gesù afferma all'inizio di questo brano, tratto da Matteo, che egli non è venuto ad abrogare la legge, ma a perfezionarla, a portarla a compimento. Infatti richiama i comandamenti del Sinai ed aggiunge altre cose da fare. Si va dal quinto comandamento di non uccidere a non dire niente di male contro gli altri. Non bisogna parlare male, non bisogna utilizzare la lingua per offendere le persone. L'altro discorso di Gesù ha utilizzato in questo brano del Vangelo, è che bisogna perdonarsi. Il perdono è fondamentale nell'ambito delle relazioni umane, se effettivamente riusciamo a superare il muro del risentimento e della rivalsa. Dobbiamo perdonare coloro che ci hanno offeso, altrimenti viviamo in uno stato di conflitto permanente con noi stessi e con gli altri e non progrediamo da un punto di vista cristiano. Infatti Gesù dice se ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, prima di accostarti all'altare, vai a riconciliarti e poi ritorni ad offrire ciò che desideri donare a Dio o di ricevere da Lui. Quindi, per noi cattolici che siamo agganciati al mistero dell'eucaristia, prima di offrire la nostra offerta sull'altare, dobbiamo mettere a posto i nostri rapporti con gli altri. L'Eucaristia la si riceve in pace con Dio, con noi stessi e con gli altri. Mettersi d'accordo anche con l'avversario prima di andare in tribunale. Anche questo problema è molto ricorrente nell'attuale cultura. Facilmente si va in causa, si va in tribunale per un motivo per un altro A volte per sciocchezze.
Una cosa fondamentale che Gesù raccomanda è il rispetto del talamo nuziale. È importante per coloro che sono cattolici e che si sposano in chiesa con il sacramento del matrimonio fare una scelta definitiva. Il matrimonio è uno e indissolubile, proprio perché è un Sacramento. È qualche cosa che si aggiunge al normale rapporto umano e civile, è una grazia speciale che il Signore concede alla coppia. Questa grazia va vissuta quotidianamente nel matrimonio, nell'accettazione reciproca, nella sopportazione reciproca, nel supportare l'altra persona. Se poi il Signore fa dono della paternità e della maternità ben venga anche un atteggiamento di maggiore disponibilità reciproca e di collaborazione tra i coniugi. Un altro aspetto fondamentale dell'etica cristiana ricorda Gesù è quello di non giurare il falso. Si tratta di un altro comandamento che viene richiamato in questo brano del Vangelo, perché anche la menzogna, la falsità, la bugia è all'ordine del giorno in tutti gli ambienti. Facilmente per nascondere ciò che facciamo di male, diciamo la bugia, perché chi fa il bene non ha paura di dirlo. La bugia la si utilizza per coprire tante cose che non vanno. Essere sinceri con noi stessi e con gli altri. Ciò non è facile, perché viviamo in un mondo che dire la verità ti porta in contrasto con l'altro, ti fa discutere con l'altro oppure l'altro ti esclude, perché tu hai detto la verità. Ma Gesù ci raccomanda di essere veri autentici, non falsificare la verità. In un mondo di fake news, di false notizie, supportate dall'intelligenza artificiale, si fa urgente cercare la verità a tutti costi. Concludendo noi dobbiamo essere sinceri e l'affermazione finale di questo vangelo è significativa e non ammette ripensamenti o discussioni. Dice, sia il vostro parlare sì, sì, no, no il più viene dal maligno. La verità viene da Dio che è verità, la menzogna viene dal demonio. Chi è abituato a dire bugie in continuazione e a vivere nella menzogna e nella falsità non sta nella grazia di Dio, ma in grave peccato e disagio morale.