| Omelia (15-02-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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Dai, un po' di fiducia! I Dieci Comandamenti sono una gran cosa, intendiamoci: ma non bastano. Se la nostra fede e la nostra morale si fermano all'osservanza della Legge dell'Antico Testamento, c'è qualcosa che non va. L'umanità, e i cristiani in particolare, hanno bisogno di qualcosa in più, anzi, diciamo pure "di Qualcuno" in più che non abolisca, ma che porti a pieno compimento la morale dell'Antico Testamento. E quel "Qualcuno" che ci aiuti a dire un po' di più "Sì" di fronte alla vita e alla fede, e un po' meno "No" alla gente assetata di Dio, si chiama Gesù Cristo. A dir la verità Dio non è mai stato un Dio del "No", se non di fronte al peccato (attenzione: "no" al peccato, ma mai al peccatore!). Dio è un Dio della libertà, un Dio della fiducia, come ce lo presenta oggi Siracide, un Dio di cui fidarci perché è lui per primo che si fida talmente dell'uomo da non dovergli dire ogni volta "Fai questo" o "Fai quest'altro", ma da mettergli davanti fuoco e acqua, perché dove l'uomo vuole tenda la sua mano. "Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarò dato ciò che a lui piacerà". Il nostro Dio, quindi, non può essere il Dio delle negazioni, ma della libertà e della positività: ci lascia liberi di incamminarci verso il bene oppure verso il male, avvertendoci comunque che la via del male non porta assolutamente a nulla: proprio come non porta a nulla la via della negazione. Una morale fatta di divieti, all'uomo contemporaneo non dice più nulla. Basare il nostro rapporto con Dio su dei "no" e dei "sì" significa essere "vecchi" dentro, privi di vita, "antichi". Agli "antichi", infatti, veniva detto "non uccidere": ma a chi è nuovo dentro perché pieno dello spirito di Cristo viene detto di amare la vita fino in fondo, di rispettarla, non solo fisicamente, ma anche nella sua integrità di spirito, nella sua dignità. È inutile rispettare il divieto di non uccidere se poi si distrugge una persona offendendola nella propria dignità. Credere nella vita è molto di più che evitare di uccidere. Significa dare all'altro una dignità, essere convinti che l'altro non è uno "stupido" o un "pazzo", solo perché diverso da noi. "Non uccidere" significa innanzitutto essere in pace con il fratello; non significa solo "non farsi la guerra", significa chiarirsi quando si ha qualche motivo di incomprensione. E riconciliarsi, cercare di andare d'accordo, per il cristiano è una cosa talmente fondamentale che è prioritaria pure rispetto all'andare a messa, perché "se presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello". Agli "antichi" veniva detto "Non commetterai adulterio": ma chi è nuovo dentro sa che si può fare molto di più. Sa che si deve amare la persona del cuore con occhi limpidi, con sincerità, anche se un giorno la sua bellezza, il suo carattere, il suo fascino non fossero più gli stessi o fossero meno di quelli di altre persone che durante la giornata passano davanti ai nostri occhi e magari fanno di tutto per intorbidire il nostro sguardo. Amare sinceramente non è solo questione di "non tradire" la persona amata, ma è avere la convinzione che non c'è nessun'altro come lei o come lui, che nessuno come lei o come lui merita attenzione e amore. E non si tratta di tutelarsi con "certificati", o "atti di ripudio"; non si tratta di trovare il modo di "regolamentare" tra i due - se dovesse essere necessario - il momento in cui l'amore viene meno e non c'è più: Gesù chiede molto di più, chiede di fare in modo che nella vita questo momento non arrivi mai, chiede di avere uno spirito di "eternità" in tutto quello che facciamo, chiede di amare come lui ha amato, fino all'inverosimile... Agli "antichi" fu detto "Non giurare il falso". Ma l'uomo nuovo non sa che farsene di un giuramento, perché a lui basta essere uomo vero, e dall'uomo vero nascono solo parole vere, parole giuste, parole che non hanno bisogno di essere ratificate da promesse, spesso impossibili da mantenere. Quando è "sì", è "sì"; quando è "no", è "no". Punto! Tutte le parole dette in più servono solo a confondere, a dividere: ed è ciò che vuole il Maligno, l'Avversario, colui che in ogni situazione rema contro Dio. Che bello, poter respirare l'aria fresca e pulita di una religione positiva, che non guarda ai divieti e alle negazioni, ma che va ben più in profondità, che va all'essenza delle cose! Che bello, poter annunciare una fede in maniera "attiva", positiva, senza preoccuparsi continuamente di dire dei "no" alla gente perché altrimenti "chissà dove andremmo a finire"! Alla nostra gente, e all'umanità in generale, ci pensa già la vita a dire dei "no". Dice loro "no" quando chiede una casa da abitare senza dover lavorare una vita per pagarla; dice loro "no" quando chiede un lavoro dignitoso con il quale guadagnarsi da vivere onestamente; dice loro "no" quando chiede un'istruzione degna di questo nome e una sanità che non costi più della malattia; dice loro "no" quando chiede rispetto dei propri diritti e partecipazione nelle decisioni da prendere per il bene comune; dice loro "no" quando chiede solamente di poter camminare per le strade di una grande città con tranquillità. Sono già troppi i "no" che la vita dice ogni giorno all'umanità: ci manca anche di avere una religione in cui Dio sappia dire solamente "no"! "Non fare questo!"; "non fare quest'altro!"; "non pensare così!"; "non andare con quella persona!"; "non parlare con quell'altra!"; "non votare così!"; "non frequentare certi ambienti!"; "non leggere certi libri!"... per troppo tempo siamo cresciuti con una religione che ci ha tenuti imbrigliati nei divieti! Iniziamo noi, in nome del Vangelo, a dire dei "Sì", e a far capire a ogni persona che una religione non è fatta per relegare, isolandoci da tutto - anche da Dio! - ma per legarci a lui con vincoli di amore, nella fiducia e nella libertà. Queste cose, ci dice Paolo oggi, "Dio le ha preparate per coloro che lo amano; e a noi le ha rivelate per mezzo del suo Spirito", non di certo per mezzo di leggi e divieti! |