Omelia (15-02-2026)
don Michele Cerutti
Purezza di linguaggio e di sguardo

Abbiamo aperto la celebrazione eucaristica con questa preghiera di colletta:
O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.
La lettura continua del discorso della montagna si pone su questo orizzonte che è quello di aiutare il credente a vincere una sorta di ipocrisia spirituale che si limita a un rispetto formale e non cerca di andare oltre questa rendendo però difficile a Dio stesso di operare e di diventare quel luogo sicuro in cui Lui può abitare.
Siamo ancora sul monte delle Beatitudini anche questa domenica e il discorso ci spinge ancora più in là su vette ancora più alte.
Gesù ci dice che Lui non è venuto per abolire la Legge antica. Matteo che si rivolge a comunità provenienti dal giudaismo e che ora abbracciano la fede cristiana vengono garantite che quello che ora cercano di vivere si pone in continuità con l'Antico Testamento, ma con una luce nuova.
Non basta accontentarsi di rimanere sulla lettera della legge antica.
Questa costituisce una sorta di cartellonistica stradale per evitare di sbandare. Quello che ci viene proposto questa domenica è ancora più impegnativo: dare ai comandamenti un'anima.
Quello che in un altro passo del Vangelo consegna a quel tale che, si avvicina sicuro di quello che fa e in cerca di gratificazioni, chiede al Maestro cosa debbo fare per avere la vita eterna?
Gesù dicendogli va e vendi tutto quello che hai e donalo ai poveri vuol dire cerca di andare oltre l'etichetta e non limitarti alla forma, ma cerca di volare alto.
Quindi non uccidere non vuol dire solo non ammazzare, vuole dire non spellare il prossimo con le parole che lo denigrano. Oggi con le piazze virtuali abbiamo maggiori occasioni di uccidere un fratello mettendolo in cattiva luce facendogli magari degli sgambetti per occupare un posto.
Non commettere adulterio non consiste solo nel non mantenere fede al proprio matrimonio o al proprio fidanzamento, ma ad avere quello sguardo rivolto ad altro. Oggi con le immagini che scorrono non solo in televisione, ma anche su Internet le occasioni di commettere adulterio aumentano perché siamo indotti a desideri ulteriori che debbono essere sempre più appaganti.
Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti vuol dire a tenere come riferimento la nostra coscienza. Parlare con rettitudine è l'invito che ci fa Gesù evitando lo spreco di parole su cui Satana si inserisce benissimo.
Davanti a questi inviti di Gesù ad andare in profondità l'esame di coscienza ci spinge a chiederci come è il mio parlare? Edificante del fratello oppure lo mette a nudo?
Il mio sguardo è puro? Oppure è bramoso?
Difendiamo la verità o mascheriamo la menzogna con un parlare poco chiaro?
Una liturgia della Parola quindi che, come già domenica scorsa, ci conduce ancora una volta alla dimensione del nostro parlare che deve costruire non distruggere, che deve difendere la verità non cercare sotterfugi e una ricerca della purezza che ci impedisce di possedere l'altro.
Questi versetti ci portino a vivere il tempo di Quaresima con una sobrietà della Parola e con un digiuno di sguardi che diventa sicuramente più impegnativo di ogni altra astinenza.