| Omelia (13-02-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci narra la guarigione di un sordomuto. Sta scritto che: «portarono un sordomuto a Gesù». Ecco, quest'uomo non ci arriva da solo, c'è qualcuno che lo conduce, qualcuno che prega per lui, qualcuno che già conosce il Signore ed è capace di portare persone a Lui. Ecco il primo punto: nessuno arriva a Cristo da solo. Si cammina insieme, ci si aiuta reciprocamente, si è cirenei gli uni per gli altri. Il secondo punto è l'agire di Gesù. Egli prende questo sordomuto e lo porta in disparte. Nella vita c‘è qualcosa che avviene fuori dal mondo. Gesù vuole un rapporto personale con noi, non nella massa indiscriminata. Nella vita ci sono atti comunitari ma prima di tutto occorre essere presi in disparte. A volte anche la vita ci isola, ci porta a rientrare in noi stessi. Non possiamo pensare di imparare ad ascoltare se rimaniamo sempre in mezzo alla folla. Noi abbiamo spesso paura del silenzio perché ci costringe ad ascoltare il nostro cuore impaurito e spesso ferito. Non abbiamo voglia di affrontare questa discesa perché pensiamo sia troppo dura e dolorosa. Certo lo è ma è indispensabile per aprirci ad un futuro migliore. Il terzo punto sono i gesti di Gesù: mette le dita nell'orecchie di questo sordomuto per fargli ascoltare ciò che Dio sa fare. È fargli ascoltare la Parola di Dio che dà vita, che illumina il cammino. Solo quando iniziamo ad ascoltare le opere di Dio si hanno nuovi parametri, nuovi punti di riferimento. Mentre la saliva sulla lingua ci dice che quando preghiamo abbiamo le parole di un altro, la bocca di un altro. Noi siamo muti quando parliamo solo di noi stessi. Noi abbiamo bisogno che la saliva di Cristo sia nella nostra bocca così da poter parlare con le sue parole. Ecco, questa è la strada della guarigione. Non si prende possesso della vita nuova se prima non abbiamo ascoltato Dio e parlato di Lui. San Martiniano: l'eremita che voleva sfuggire alle tentazioni Nel cuore del V secolo, la figura di Martiniano si staglia come esempio di radicale dedizione. Originario della Palestina, non cercò rifugio nelle città, ma preferì la solitudine delle terre scoscese presso Cesarea marittima, dove la sua vita si trasformò in un continuo esercizio di preghiera e disciplina interiore. La Chiesa lo ricorda come santo il 13 febbraio. La sua scelta di isolamento non lo preservò dalle prove. La tradizione racconta che alcuni uomini, ostili alla sua fede, tentarono di trascinarlo nel peccato, spingendo una donna a sedurlo. Martiniano reagì con un gesto estremo: si procurò dolorose ferite per ribadire la sua incrollabile fedeltà a Dio. Consapevole che nessun luogo terreno è immune dalle insidie, decise di abbandonare la terraferma e si ritirò su un'isola deserta. Lì maturò una nuova consapevolezza: la santità non dipende dal silenzio di un luogo, ma dalla costanza del cuore. Per questo scelse di vivere senza dimora stabile, muovendosi di continuo come pellegrino, per custodire la sua libertà spirituale. Il suo cammino si concluse ad Atene, intorno al 422, dove morì dopo una vita segnata dalla ricerca instancabile di Dio. |