Omelia (12-02-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci parla di fede, fede di una donna siro fenicia, considerata allora una pagana. L'insistenza di questa donna nei confronti di Gesù, la sua umiltà nel saper accettare anche un primo no, la sua perseveranza, la sua fede ci edifica e ci ammaestra. Infatti, a volte nella nostra vita accade che le nostre richieste non vengono esaudite. Le nostre reazioni sono spesso non di abbandono fiducioso ma di ribellione nei confronti di nostro Signore. Vogliamo una risposta immediata alle nostre suppliche e manchiamo di pazienza quando ci tocca aspettare, non comprendendo e non accettando che il silenzio di Dio è il tempo della nostra fede. A volte, a causa delle nostre storie, non crediamo che il Signore ci possa ascoltare, perché le nostre storie sono spesso difficili, storie di peccato, di vergogna, di dolori, di ferite. Spesso tendiamo a nasconde le nostre fragilità per non apparire deboli, con il risultato di non iniziare un cammino di guarigione. Dunque, «Cosa facciamo noi, con la nostra storia? La nascondiamo? No! Dobbiamo portarla davanti al Signore: "Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi!". Questo è quello che ci insegna questa donna, questa brava madre: il coraggio di portare la propria storia di dolore davanti a Gesù. E noi potremo fare questo se abbiamo sempre con noi il volto di Gesù, se noi capiamo come è il cuore di Cristo, come è il cuore di Gesù: un cuore che ha compassione, che porta su di sé i nostri dolori, che porta su di sé i nostri peccati, i nostri sbagli, i nostri fallimenti. Ma è un cuore che ci ama così, come siamo, senza trucco. "Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi"» (Papa Francesco).

«Questa donna siro fenicia è un vero modello di umiltà e di fiducia. Non ha vergogna di chinarsi con la fronte a terra, davanti a un profeta straniero e sa insistere, anche quando sembra non avere molti argomenti per avanzare la sua richiesta. Magari anche la nostra fede fosse capace di superare le stesse frontiere e trasformarsi in una orazione costante, in un pieno abbandono nel Signore, il quale non guarda nessuno con indifferenza» (p. Rodolfo Valdes, missionario comboniano).