Omelia (09-02-2026)
Missionari della Via


«Cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse». Quanti Cirenei d'amore! Tanti che si facevano carico della sofferenza degli altri e con fede li portavano da Gesù ovunque egli si trovasse. Questa attenzione verso i sofferenti, verso gli ultimi, ci interpella e ci dovrebbe mettere in crisi. Noi, infatti, troppo spesso siamo presi da tante cose da fare da non renderci conto della sofferenza che ci circonda. Spesso rimandiamo una visita, una telefonata a qualche persona sola ed ammalata, dicendo che abbiamo sempre qualcosa da fare. La malattia molto grave di questo tempo è l'indifferenza. Qualcuno diceva che i social ci hanno reso vicini ma non fratelli. Siamo capaci di sdegnarci sui social per il male che vediamo, siamo capaci di fare commenti di vicinanza a coloro che hanno subito un'ingiustizia ma poi non alziamo un dito, non ci sporchiamo le mani per rendere il mondo migliore. Siamo pigri nell'alzarci dai nostri comodi divani, dalle nostre sedie davanti ai computer per cercare di essere noi il cambiamento che avviene nel mondo. In fondo, certi eventi dolorosi non ci toccano più di tanto perché non sono i nostri. Sì, ci addolorano, mai poi spenta la TV, chiusi i giornali ritorniamo alla nostra vita. Il dolore degli altri non ci tocca più di tanto perché non lo tocchiamo direttamente, ma lo vediamo e viviamo attraverso uno schermo, ma poi, una volta spento, ritorniamo alle nostre cose. Ci conceda il Signore di risvegliarci, ci aiuti a guarire dalla grave malattia dell'indifferenza, per vivere e far vivere, sapendo che saremo giudicati sull'amore e sull'attenzione verso ultimi (cfr Mt 25,31-46).

«Almeno il lembo del mantello. Così gli ammalati cercano di toccare Gesù, di sfiorarlo per poter guarire. Certo: c'è molta superstizione e un briciolo di malsana magia in questo atteggiamento ma anche una fede enorme. La fede di chi intravvede, al di là della possibile guarigione, un'attenzione mai ricevuta in un mondo che considerava gli ammalati dei maledetti da Dio. Gesù, invece, svela il volto di un Dio compassionevole che non solo non punisce, ma soccorre e sana. A volte il corpo, quasi sempre l'anima. Accostiamoci anche noi a Cristo con fiducia e fede, cerchiamolo perché è lui la porta che ci spalanca alla pienezza, la strada che ci porta verso Dio e verso noi stessi. Abbiamo bisogno di qualcuno che guarisca le nostre ferite profonde, che ci salvi. Abbiamo bisogno di quella salvezza che è la pienezza della felicità, il senso della vita, la piena manifestazione del nostro destino» (Paolo Curtaz).