Omelia (08-02-2026)
diac. Vito Calella
Tre segni dell'essere "luce del mondo" basati sui tre sensi della purezza del sale

Essere come "il sale della terra" significa vivere guidati dallo Spirito Santo.
Contemplando il sale, scopriamo due cose: nella sua purezza di cloruro di sodio, senza essere mescolato con altri elementi, serve per essere utilizzato in gastronomia e per impedire che carne e pesce si rovinino, permettendone la conservazione per il consumo futuro. Il sale, di per sé, non perde mai il suo sapore e la sua funzione conservante; tuttavia, se mescolato con altri elementi, perde le sue funzioni ed è solo serve per essere gettato via. Il sale può essere usato come simbolo della presenza e dell'azione dello Spirito Santo nella nostra vita cristiana e nel mondo, perché il suo simbolismo ci aiuta a contemplare la purezza della gratuità dell'amore divino in tre sensi.
- In primo luogo, è già riversato e presente nel tempio vivente del nostro corpo.
- In secondo luogo, lo Spirito Santo determina la differenza tra la Parola di Dio e tutte le altre parole che possiamo ricevere con i nostri sensi dell'udito e della vista.
- Infine, il "sale" della gratuità dell'amore divino dentro di noi non permette che la dignità di ogni essere umano e il valore di ogni creatura che costituisce la biodiversità naturale della nostra casa comune - il pianeta Terra -" si rovinino e si decompongano".
È una sfida quotidiana per noi mantenere il "sale" dello Spirito Santo separato nella sua purezza da altri elementi contaminanti che sono i nostri istinti (gola, lussuria, cupidigia), sentimenti (rabbia, tristezza, pigrizia) e pensieri egoistici (invidia, orgoglio, arroganza).
Essere "luce del mondo" mettendo amore" in tutte le nostre reazioni e attività
Se «la gratuità dell'amore divino è già stata riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (cfr. Rm 5,5), diventiamo "luce del mondo" quando scegliamo di chiedere incessantemente la sua azione o di invocare il nome di Gesù attraverso la meditazione cristiana, svolta in un clima di silenzio e solitudine. È una sfida immensa riuscire a riservare ogni giorno del tempo dedicato al silenzio, entrando veramente in contatto con la presenza divina dello Spirito Santo in noi, che ci aiuta a centrare tutta la nostra vita sulla contemplazione della rivelazione della gratuità della nostra salvezza in Gesù crocifisso. In questo senso, l'apostolo Paolo ci lascia la sua testimonianza di vita: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e questi crocifisso» (1 Cor 2,2).
Un segno luminoso della nostra scelta di dedicare tempo e trovare spazi adatti alla meditazione silenziosa e all'ascolto orante della Parola di Dio diventa la nostra capacità di "mettere amore gratuito" in tutte le nostre relazioni e attività.
Essere "luce del mondo" con la parresia di praticare e proclamare la Parola
Se lo Spirito Santo determina la differenza tra la Parola di Dio e tutte le altre parole che possiamo ricevere con i nostri sensi dell'udito e della vista, diventiamo "luce del mondo" quando scegliamo di dare priorità a tempi e spazi appropriati per l'incontro orante con la Parola di Dio nella nostra vita quotidiana. L'incontro orante con la Parola di Dio ci aiuta a custodire nella mente e nel cuore testi biblici che hanno davvero il potere di «penetrare fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e di discernere i sentimenti e i pensieri del cuore» (cfr Eb 4,12), conducendoci a sperimentare la conversione a una vita piena e felice.
Un altro segno luminoso che possiamo dare con il nostro corpo è la parresia, cioè il coraggio di essere evangelizzatori, non confidando nelle nostre capacità umane, ma nella potenza dello Spirito Santo, come ci ha insegnato l'apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi: «La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla dimostrazione della potenza dello Spirito, perché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1 Cori 2,4-5).
Essere "luce del mondo" con un'opzione preferenziale per i più poveri e sofferenti
L'incessante invocazione dello Spirito Santo e del nome di Gesù attraverso la meditazione cristiana e la pratica della lettura orante della Parola di Dio può realizzarsi nella nostra vita solo perché ci sentiamo membra vive del corpo ecclesiale di Gesù Cristo. E la celebrazione domenicale del Giorno del Signore è per ciascuno di noi la principale azione pastorale. Vivendo la comunione eucaristica, mai individualmente, ma sempre in unità con tutti i nostri fratelli e sorelle, siamo in grado di vedere i segni del Regno di Dio in questo mondo così travagliato dalle devastazioni delle guerre, dal disprezzo per la vita, dalle lotte di potere, dalle ingiustizie e dagli abusi di tutte le risorse naturali. Questo accade perché Cristo, realmente presente nel pane e nel vino consacrati, viene ad abitare in noi, spingendoci a incontrarlo e a rispettarlo nella vita delle persone più povere e sofferenti, perché tutti abbiamo la meravigliosa dignità di essere figli e figlie amati da Dio Padre.
Un terzo segno luminoso che possiamo dare con il nostro corpo è la nostra opzione preferenziale per i più poveri e sofferenti. La profezia di Isaia 58:7-10 afferma chiaramente che saremo una luce per tutti quando metteremo in pratica concretamente atti di misericordia a favore dei più poveri e sofferenti: «Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».
Condividendo la nostra vita con i più poveri e sofferenti, avremo l'opportunità di vedere la stessa realtà del mondo in cui viviamo dal punto di vista di chi lotta per sopravvivere ed è anch'egli vittima di ingiustizie e discriminazioni. Ogni giorno siamo angosciati a causa di guerre, divisioni, ingiustizie, scandali finanziari e lotte di potere. Nonostante ciò, tra le persone più umili, accadono gesti concreti di condivisione, solidarietà, accoglienza e perdono, che diventano segni efficaci della realizzazione del Regno di Dio Padre nella storia di questo stesso mondo. Questo ci riempie di speranza per il futuro. Senza cercare di apparire, nella purezza della gratuità, c'è una moltitudine di persone, per lo più povere e umili, che sono «giuste, generose e compassionevoli, caritatevoli e servizievoli, che gestiscono i loro affari con giustizia, non temono di ricevere cattive notizie, sanno sempre condividere il poco che hanno e sono. Perché confidano in Dio, il loro cuore è sicuro, tranquillo e non temono nulla» (cfr. Sal 111,4-8a). Tutti questi segni luminosi di "bene" «rimarranno per sempre» (Sal 111,8b), mentre i segni oscuri di guerre, conflitti, ingiustizie e lotte di potere scompariranno per sempre.