| Omelia (08-02-2026) |
| Omelie.org (bambini) |
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L'evangelista Matteo, dopo aver presentato domenica scorsa le Beatitudini, oggi mette in risalto le parole di Gesù che ci fanno capire come si devono comportare i suoi amici. Egli utilizza il paragone del sale e della luce e le sue parole sono indirizzate a tutti i cristiani di ogni tempo, quindi anche a noi! Partiamo dal sale, una cosa che si usa sempre in cucina. Avete mai provato a mangiare, per esempio, una pastasciutta senza sale perché magari la mamma si è dimenticata di metterlo nell'acqua? A me è successo di fare questa dimenticanza e vi assicuro che quella pasta era proprio cattiva. Che strano, vero? Eppure in quel piatto c'erano tutte cose buone: la pasta cotta correttamente, il ragù con la carne fatto a regola d'arte, il formaggio grana... mancava però il sale, quella sostanza bianca che sembrerebbe insignificante ma senza la quale tutti i cibi non hanno gusto. Il sale, infatti, non ha sapore di per sé ma, sciogliendosi, aumenta e dà sapore al cibo. Potremmo anche dire che il sale si disintegra affinché quello che mangiamo diventi più buono, cioè si dona al punto tale da non esistere più come sale ma esiste in un'altra forma, per la gioia degli altri: non si vanta di se stesso perché non serve se stesso, ma è sempre al servizio. E serve poco sale per insaporire i pasti, ma proprio poco! Quando andate al supermercato a fare la spesa con la mamma, il sale lo comperate in pacchi che pesano tonnellate? Certo che no! In piccoli pacchetti è sufficiente! Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice:" Voi siete il sale della terra" cioè quel qualcosa senza il quale tutto perde sapore, significato, gusto, bontà. È un'affermazione molto bella ed importante quella che fa Gesù. Paragonandoci al sale è come se ci dicesse: "Tu sei colui che, donando la tua vita, rendi felice la vita degli altri". Proprio come il sale che, donandosi, scompare completamente per la gioia dei palati. Provate a metterne in bocca qualche granello... Immangiabile! Ed ora mettetelo su una patatina fritta e mangiate l'una e l'altro. Speciale! Semplice no? Il sale da solo nessuno lo mangerà. Invece quando va a insaporire il cibo allora si gusta ciò che si mangia. Noi, quando siamo "sale", certamente non possiamo scomparire, ma possiamo sicuramente donare quel qualcosa di noi che rende più bella la vita di chi ci sta accanto. Provate a pensare a cosa potete donare... sono certa che ciascuno di voi lo sa perfettamente perché, nelle vostre azioni quotidiane, la vostra coscienza vi dice ciò che è bene e ciò che è male. Però, a volte, è più comodo seguire ciò che è male perché il male si presenta come un qualcosa che apparentemente ci rende la vita più facile ma che però non ci porta alla meta, cioè non ci fa incontrare Gesù. È proprio questa la nostra meta e Gesù ce lo dice e ce lo ripete in tutti i modi. Oggi ci dice che noi siamo sale come lui è stato sale per noi: lui si è donato in tutta la sua esistenza terrena per il bene di tutti e si è donato a tal punto che ha dato concretamente la sua vita morendo in croce per la nostra salvezza, per liberarci dal peccato, per portarci con sé un giorno in Paradiso con lui. Un'altra funzione del sale è aiutare a far durare le cose, cioè conserva e preserva gli alimenti dal deterioramento. Nei tempi passati, quando non c'erano i frigoriferi e i freezer, i cibi venivano conservati sotto sale, venivano cioè ricoperti di sale perché questo evitava la decomposizione, impediva la proliferazione dei batteri che facevano deteriorare i cibi. Allora, noi che siamo sale, oltre che dare sapore alla vita degli altri, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo tenere lontani i vari batteri che inquinano e rendono brutta l'esistenza di tutti. Questi germi non sono certo quelli dell'influenza o di altre malattie infettive... Per noi, amici di Gesù, i germi sono quelli dell'egoismo, dell'invidia, del voler sempre primeggiare, del prendere in giro i compagni, del parlare male di qualcuno... A questo proposito Papa Francesco non usava mezzi termini e teneva a sottolineare che, su questo punto, non c'è posto per le sfumature. Diceva: "Se tu parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, imitiamo quel gesto di Caino, il primo omicida della storia". Tutte queste mancanze di amore sono segno che dentro di noi c'è un qualcosa che non va e che dobbiamo sradicare dal profondo del nostro cuore. Non c'è una medicina che possiamo comperare in farmacia che ci guarisce da questi mali... L'unica "medicina", a questo proposito, è imitare Gesù. In questi giorni sto leggendo la biografia di un ragazzo salito al Cielo all'età di quindici anni: Carlo Acutis, proclamato santo poco tempo fa. Lui aveva tanti amici ma il suo amico più grande era Gesù e il suo unico desiderio era vivere come Lui. Vi dico questo perché la via della santità è per tutti, non solo per i santi che sono nel calendario! È aperta anche a voi, anche se siete piccoli, quando decidete di essere il "sale" della terra e la "luce" del mondo. Ed ecco allora la seconda parola di cui Gesù ci parla nel Vangelo di oggi: "Voi siete la luce del mondo". Non è necessario che vi dica io quanto importante sia la luce per la nostra vita. A partire dal sole... se non ci fosse, noi non esisteremmo. La luce non illumina se stessa, ma fa luce a noi. Non si fa vedere, ma "fa vedere". Anche a proposito della luce Gesù ci dice che noi siamo già luce. Come? Con il nostro sorriso, la nostra disponibilità, la nostra pazienza, la nostra bontà... Sappiamo che questo non è facile, lo sa anche il Signore perché Lui conosce tutti i nostri limiti, sa quante volte sbagliamo, ma siamo figli suoi e questa è la dimostrazione più grande del suo amore. Ci ha adottato come figli dal momento del nostro Battesimo e ci vorrà bene per sempre, a prescindere dal fatto che ce lo meritiamo o no, perché il suo è un amore gratuito, un amore che ci vede "sale e luce" anche quando sbagliamo. Importante però, da parte nostra, è ripetere un bel "SÌ" ogni giorno a Gesù, un SÌ che significa "io mi voglio impegnare", "io cercherò di essere come tu mi vuoi", "io voglio essere cristiano", "io voglio seguirti". Allora, se viviamo il Vangelo, siamo luce che illumina, più che con le parole, con le nostre azioni quotidiane compiute per amore. Nel rito del Battesimo il sacerdote consegna al papà del bambino battezzato una candela da accendere al cero pasquale, simbolo di Cristo risorto. Il significato di questo gesto è che il bambino sarà "illuminato" da Gesù che lo aiuterà a compiere sempre "azioni di luce". Impegniamoci allora a vivere sempre "accesi"! Commento a cura di Maria Teresa Visonà |