| Omelia (08-02-2026) |
| padre Antonio Rungi |
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Sale e luce per essere fermenti di vita La parola di Dio della quinta domenica del tempo ordinario è ricca di stimoli per migliorare il nostro rendimento spirituale davanti al Signore e ai fratelli di fede, che compongono la comunità di noi credenti e discepoli dell'unico vero Maestro e Salvatore. Non a caso Gesù si rivolge sempre in primo luogo ai suoi apostoli e discepoli perché la sua parola venga compresa nella pienezza del suo significato e contenuto per poi essere attuata e vissuta nella quotidianità. In questa domenica è il brano del Vangelo di Matteo che ci indirizza a riflettere sul significato per noi cristiani di essere sale della terra e luce del mondo. Entrambi sono elementi naturali scelti da Gesù per farci capire l'importanza che ognuno di noi ha davanti a Dio e alla storia dell'umanità di cui fa parte. Essere sale della terra vuol dire che dobbiamo metterci del nostro per vitalizzare i luoghi dove operiamo. Essere luce vuol dire che dobbiamo sforzarci di essere di esempio per gli altri che non hanno guide e sono smarriti. Il parlare di Gesù ai suoi discepoli è chiaro e indica un percorso preciso da seguire: "Voi siete il sale della terra". Non dice sarete, ma siete, cioè oggi in questo momento, in questo tempo, come veri credenti, convinti di ciò che sono e impegnati nel fare ciò che è coerente alla propria fede. Quindi noi dobbiamo agire di conseguenza. Al contrario cosa succede se non agiamo da cristiani? Facciamo la stessa dl fine del sale che perde la sua connotazione. Infatti, se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente". In poche parole non serve a niente e viene buttato via, escluso dagli elementi che insaporiscono gli alimenti. Ogni cristiano che non dà un significato e peso specifico al suo modo di agire è destinato inevitabilmente ad essere messo da parte ed escluso, non considerato, non valorizzato, è un ramo secco destinato ad essere bruciato. Stesso discorso vale per la luce, come ci ricorda Gesù, con questo altro esempio, tratto dalla natura. Noi siamo la luce del mondo. È un presente del verbo essere e non di un tempo futuro che deve ancora venire. Se siamo luce con la grazia di Dio, non possiamo restare nascosti e isolarci per non farci vedere e non dare testimonianza. Gesù fa riferimento ad una città che sta sopra a un monte e che è visibile ed indica anche il punto di arrivo, mediante strade e vie che portano ad essa. Come pure, ricorda Gesù, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Esempi facili da capire per arrivare alla morale della narrazione che il Signore porta avanti secondo una logica naturale, umana e soprannaturale. Da qui l'esortazione conclusiva del discorso di Gesù che Matteo riporta nei contenuti più immediati da recepire. "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli". L'agire bene porta ad un duplice risultato, quello della testimonianza e della gloria e della lode di Dio. Quando incontriamo persone buone e sante ci esce spontaneo ringraziare Dio per chi abbiamo incontrato sul nostro cammino. Grazie Gesù per il tanto sale che sta intorno a noi, che non sappiamo utilizzare e per la grande luce che si irradia intorno a noi e di cui non ci accorgiamo, ma che comunque illumina la esistenza quotidiana. Amen. |