Omelia (02-02-2026)
don Andrea Varliero
Hypapanti. Incontro. Abbraccio

Oggi, spiritualmente, entriamo come pellegrini a Gerusalemme. Il Santo Sepolcro illuminato da mille lucerne viventi, il buio illuminato dalle fiamme gentili di una candela. «Hypapantì», festa dell'incontro la chiamano i greci, Presentazione di Gesù al Tempio, diciamo noi.
Attorno ad una luce si incontrano due mondi, Oriente e Occidente, Costantinopoli e Roma: un mondo imperiale, icone, iconostasi, corte bizantina, e uno essenziale e semplice, una legione romana. Una festa di luce nata alla corte dell'Imperatore diventa una festa di luce che illumina la basilica e il campo militare: è l'unico imperatore, Gesù Cristo, a illuminare il mondo. Ci manca questo abbraccio, l'abbraccio tra i popoli, tra Oriente e Occidente.
Attorno ad una luce si incontrano due età della vita, quelle più dimenticate, quelle più ai margini: un vecchio e un bambino si prendono per mano. Simeone e Anna, che hanno atteso una vita intera, prendono tra le proprie braccia il Bambino. Per quel Bambino, riprende a cantare Simeone: «Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua Parola, perché i miei occhi hanno visto la tua Salvezza». Per quel Bambino l'anziana Anna, sportine in mano e di casa al Tempio, non si sente più né vedova, né orfana: abbraccia quel Bambino con tutta la maternità e umanità ritrovata. Ci manca questo abbraccio, questo abbraccio tra generazioni.
Attorno ad una luce si incontrano le due liturgie che muovono il mondo e il tempo. Voltandomi indietro, mi rendo conto che sono trascorsi quaranta giorni dalla solennità del Natale, ultimo giorno del Presepe in Chiesa. Guardando avanti, mi rendo conto che tra pochi giorni entreremo nel cammino della Quaresima, fino alla gioia della Pasqua. Oggi si incontrano la luce bambina e il cero pasquale del Risorto, Natale abbraccia Pasqua. Il mistero di un Dio Bambino incontra il mistero di un uomo Risorto, mistero della vita. Ci manca questo abbraccio, questo abbraccio di liturgie: non sono scaffali da svuotare e riempire, ma incontro vivo insieme a Gesù Cristo.
Attorno ad una luce si incontrano due fedi, il popolo di Israele, e i pagani, noi. Si incontrano identità, la Gloria di Israele, e l'universalità, la luce per tutte le genti. Il paradosso tra la fede nel Dio totalmente Altro, nell'inaccessibile e indicibile, si incontra nella fede nel Dio uomo, vicino a noi, nostro volto. Ci manca questo abbraccio, questo abbraccio che sa abitare le differenze senza lacerarle, senza squarciarle, ma che solo volto a volto possono comprendersi.
Attorno a questa danza di luce si incontrano l'oscurità e la luce. C'è un qualcosa di cosmico in questa liturgia, un abbraccio tra inverno e primavera, tra morte e vita, tra riposo e fioritura, tra vento gelido e vento mite, tra notte e giorno. Un abbraccio necessario dato da una fiamma: respira ossigeno, come me, vive e si spegne al minimo soffio, come me. Non è una luce artificiale, è una luce naturale, divina. Da custodire e accogliere in me. Si abbracciano le leggi cosmiche del mondo e il sesto senso della fede, si abbracciano intelletto e ispirazione, il calcolo e la misura abbracciano l'intuizione e lo Spirito.
Oggi, da questa liturgia, apprendo soprattutto la spiritualità dell'abbraccio. L'abbiamo quasi dimenticata, facciamo fatica ad una stretta di mano, ci limitiamo ad un sorriso lontano allo scambio della pace. Eppure, l'abbraccio è una forma potente di cura. In momenti di stress, lutto, ansia, o semplicemente di solitudine, l'abbraccio agisce come un balsamo per il sistema nervoso: abbassa il cortisolo, regola la frequenza cardiaca, restituisce un senso di appartenenza. Ci ricorda che non siamo soli. E ci aiuta a tornare nel corpo, a radicarci nel presente, a respirare. Recuperare la cultura dell'abbraccio è un atto rivoluzionario, significa rompere la corazza della distanza emotiva e dare spazio alla vulnerabilità, alla tenerezza, all'umano. Significa tornare a sentire. Perché, in fondo, ogni abbraccio sincero è un piccolo ritorno a casa.
Tornare a sentire, come Simeone e Anna. Festa dell'incontro, festa dell'abbraccio.