| Omelia (01-02-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Parole franche di un Dio fatto uomo E' il monte o comunque l'altura, il sito elevato, il luogo in cui Dio si manifesta per parlare all'uomo e istruirlo, come avviene con Mosè sul Sinai o con Elia sull'Oreb e dal monte l'uomo apprende la vita secondo Dio. Gesù, vero Dio e vero uomo, sta parlando adesso dal monte riferendo parole franche e costruttive. Possono essere definite tali perché non riguardano spontanee e gratuite monizioni dall'alto, vincoli imperativi e moniti tassativi conferiti da un'autorità cinica e distaccata; riguardano invece condivisioni di una vita vissuta con estrema radicalità, che Gersù ha esperito, come Dio ma anche come uomo inserito in una realtà sociale ben precisa e determinata. Gesù ancor prima di iniziare il suo ministero ha infatti vissuto l'esperienza della realtà quotidiana quale la vivono tutti gli uomini; ha sofferto i comuni patimenti anche di una povertà anche procurata, di un'umiltà appositamente procacciata e coltivata nell'umiliazione e nella persecuzione. Ha esperito la fatica del lavoro e i mancati meriti e riconoscimenti; ha sofferto con pazienza anzi le prevaricazioni e le ingiustizie sociali, le discriminazioni, le vessazioni della burocrazia e del mondo attorno a lui che non dava garanzie. Ha sostenuto la battaglia per la giustizia e la legalità mentre la realtà attorno a lui procedeva nel costume del raggiro e della disonestà, ha fatto esperienza diretta della persecuzione, dei pregiudizi, delle illazioni. Così pure Gesù ha gioito per le soddisfazioni ottenute, che pure si verificavano, ha vissuto soddisfazione per i traguardi raggiunti e la consolazione personale che apporta ogni opera di bene che si possa intraprendere specialmente per il prossimo bisognoso. Insomma Gesù, ha fatto radicale esperienza dell'umano, fatta eccezione per il peccato. Anche quest'ultimo non lo incarnava ma ne faceva esperienza nella solidarietà con chi ne era invischiato e se ne rendeva colpevole. E proprio in ragione di questa esperienza radicale può adesso rivolgere queste parole franche come un Dio che per essere vicino all'uomo si è fatto uomo egli medesimo. Parole di esortazione, di sprone e di incoraggiamento, che contengono una promessa: nella vita è possibile vivere felici secondo Dio. L'uomo ha tutti gli elementi per guadagnare la felicità e la pace in questo mondo, nonostante le intemperie e le sfide di tutti i giorni, E' possibile ottenere quello che la realtà umana non ti concede, e anche qualora non lo si otterrà adesso, lo si guadagnerà nella vita futura. Anzi, Dio stesso è la vera ricompensa per quanti si impegnano a vivere la povertà di spirito, la mitezza, la lotta per la pace, la purezza, la giustizia, la misericordia. Lo stesso Signore ci definisce "beati", cioè "bravi", "approvati", consolidati e sostenuti nel vivere ogni particolare della vita in Dio e non manca di darci il suo sostegno e la sua consolazione nelle sfide che ciascuna di queste virtù comporta. Dio ci esorta a perseverare in ciascuna di esse poiché il suo stesso esercizio e garanzia di felicità; man mano che si vive l'esperienza della lotta si vive anche l'esperienza della soddisfazione e della pace, come anche Dante ricorda in suo verso: "Nella tua volontà la nostra pace". Essere felici del resto consiste proprio nel cogliere tutte le opportunità della vita, nello sfruttare ogni nostra risorsa e abnegazione nel vivere codeste opportunità, nel trarre il meglio di noi stessi dall'esperienza anche quando questa sembra identificarsi con le negatività. La felicità risiede in noi stessi e nello spirito in cui intraprendiamo tutto quello che la vita ci riserva. Seneca diceva che "Non esiste la fortuna; esiste solo il momento in cui il talento sfrutta l'occasione". L'occasione è la vita stessa in tutte le sue aspettative, il talento è quello che lo Spirito Santo ci ha donato, accresciuto e avvalorato dalle beatitudini che ci ha indicato un Dio capace di parlare da uomo perché uomo egli stesso. Nella prima Lettura Sofonia invita a ravvivare la speranza nel giudizio del Signore che non si farà attendere e per questo esorta tutti alla povertà e per ciò stesso alla giustizia e all'umiltà nonostante un mondo idolatrico e perverso: Dio si manifesterà e renderà a ciascuno secondo i suoi meriti. Gesù invita a dare forza alla speranza in ogni occasione anche a prescindere dal giudizio, indicando agli uomini la vita secondo Dio. Quella delle beatitudini che sono la versione più bella dei Comandamenti. |