Omelia (01-02-2026)
padre Antonio Rungi
Le beatitudini strade sicure per vivere felici in terra

La parola di Dio della quarta domenica del tempo ordinario dell'anno liturgico A ci presenta alcuni fondamentali temi della dottrina, cattolica. Nella prima lettura tratta dal profeta Sofonia c'è un invito esplicito a cercare il Signore. Infatti il testo inizia con questa espressione: cercate il Signore voi tutti poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l'umiltà. Ecco cercare il Signore attraverso anche quelle che sono le manifestazioni che Signore ci offre con la sua presenza in mezzo a noi mediante il volto dei poveri. L'impegno poi di cercare la giustizia nel corso della nostra vita e di vivere nell'umiltà non può essere disatteso. Questo ci aiuterà ad evitare la condanna e a ottenere la misericordia di Dio perché ci siamo sforzati di vivere santamente.
La seconda lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi parla della nostra chiamata ad essere al servizio di Dio nella semplicità e nel riconoscimento della nostra debolezza e fragilità. Dio, infatti, ha scelto dal mondo ciò che è debole, per farlo anche diventare grande ai suoi occhi e non agli occhi degli uomini, che amano il prestigio e la gloria. Considerate la vostra chiamata fratelli, scrive, non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti e molti nobili. Dio ha scelto ciò che è debole e fragile nel mondo per cambiare le sorti di questa umanità. La struttura portante del nostro essere cristiani è basata sull'umiltà, sull'esempio di Gesù che da ricco si fece povero per noi. Non possiamo alimentare la presunzione, l'orgoglio, né tantomeno quell'arroganza che ci allontana da Dio e dagli altri. Questi vizi capitali non aiutano certamente a far diffondere intorno a noi l'amore, la concordia, la pace e l'unità. Il Vangelo di questa domenica tratto da San Matteo riporta il discorso della montagna. Gesù salì sulla montagna e vedendo una folla enorme che lo seguiva colse l'occasione per incominciare a parlare e a dire le cose più sagge che costituiscono l'ossatura di un buon cristiano. Per Gesù sono beati i poveri di spirito, coloro che sono nella sofferenza, nel pianto, nel dolore, nella la malattia in quanto fragili e bisognosi di Dio. Sono beati i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, che sanno perdonare e hanno un cuore puro e libero, perché avranno la possibilità di vedere il volto di Dio su questa terra e soprattutto in cielo. Altro tema molto importante che Gesù evidenzia nel suo discorso è quello della pace. Definisce beati tutti coloro che operano per costruire ponti di pace e non certamente muri di divisione, come stiamo sperimentando tutti noi da vari anni a livello planetario. Infine ci sono altri richiami a quelli che sono i valori portanti della morale cristiana. Le beatitudini sono definite la carta magna per volare alto. Tutti i valori qui espressi tendono e convergono su quello della gioia. La beatitudine di cui parla il Vangelo di questa domenica riguarda l'essere perseguitati per il Vangelo, per la giustizia tale beatitudine avrà una ricompensa eterna che non è niente rispetto alla sofferenza del tempo vissuto sulla terra. A conclusione del discorso, Gesù apre il cuore dei suoi ascoltatori alla vera gioia e consolazione, in quanto grande, dice, è la nostra ricompensa nei cieli. Tutto quello che noi facciamo lo dobbiamo fare per il nostro ed altrui bene in prospettiva del cielo. Dio, infatti. ci ricompenserà abbondantemente in cielo. Sulla terra non avremo grossi riconoscimenti, ma certamente il Signore ci premierà nel modo più giusto, secondo i meriti di ciascuno, acquisiti durante l'intera vita. Gesù ci porterà con sé nella gloria del Paradiso. Per questo noi dobbiamo agire secondo coscienza ed operare secondo quelli che sono i disegni di Dio e la sua volontà, che si manifesta in ogni circostanza lieta e sofferto del nostro pellegrinaggio terreno. Amen