Omelia (01-02-2026)
don Alberto Brignoli
Il tempo della speranza

Quando Mosè capì che dopo aver liberato gli israeliti dalla schiavitù dell'Egitto era necessario renderli un popolo, con le proprie leggi e le proprie istituzioni, salì sul monte di Dio, e ispirato da lui stesso scrisse il Decalogo, quelle "Dieci Parole" - come le chiama la Bibbia - che rappresentano l'idea che Dio ha di cosa significhi regnare su un popolo senza la necessità di avere un re, un sovrano. È Dio, il re: e l'uomo riesce a realizzare il sogno di Dio su di lui nella misura in cui si sottomette al suo Dio come al proprio sovrano.
Mosè non avrebbe mai immaginato che, circa 1300 anni dopo di lui, Dio avrebbe scelto un altro monte - non più il Sinai - per proclamare la nuova legge, le nuove prescrizioni, pensate appositamente per il suo nuovo popolo, liberato non più dalla schiavitù dell'Egitto, ma da quella del peccato.
Anzi, Dio fece di più: se nell'Esodo scese dal cielo con tutte le sue manifestazioni particolari (fuoco, terremoto, nubi, vento) per incontrare Mosè sul monte Sinai, ora scende sul nuovo monte, il nuovo Sinai, nella più totale semplicità e quotidianità, assumendo le sembianze di un uomo perché poi, da questo monte, potesse iniziare a camminare tra gli uomini, e fare in modo che la Nuova Legge non fosse solo un insieme di Dieci Parole, ma che a questa nuova legge corrispondessero azioni concrete, segni, prodigi, e soprattutto "conversione", un cambio di mentalità sul modo di pensare Dio.
E che Dio vada pensato in modo diverso, appare evidente dalle Parole che egli pronuncia dal nuovo Sinai. La nuova legge non è basata sui "no", sul "fai questo" o sul "non fare quest'altro" delle Dieci Parole: più che una Legge, queste Otto Parole sono una chiave che apre le porte del nostro cuore alla speranza, dicendoci che possiamo essere "beati", ovvero "felici", "sereni", nonostante tutto ciò che avviene nella vita; nonostante, soprattutto, ci sia chi è ancora convinto che le proprie parole, le proprie idee e le proprie azioni valgano più di queste semplici Otto Parole di Dio.
E così, mentre qualcuno pensa di poter costruire il proprio regno sulla ricchezza e sul guadagno senza scrupoli, inventandosi guerre e invasioni in ogni parte del mondo, soprattutto dove il sottosuolo è più ricco della gente che vi abita sopra, Gesù proclama "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli";
mentre qualcuno se ne infischia delle disgrazie altrui pensando magari come poterci speculare sopra, Gesù proclama "Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati";
mentre qualcuno pensa di occupare territori facendo la guerra o colonizzando illegalmente, Gesù proclama "Beati i miti, perché avranno in eredità la terra";
mentre qualcuno pur di nascondere la verità si inventa le teorie più incredibili, facendoci credere che un incendio è causato dall'errato comportamento di qualcuno, o che una frana è solo colpa di un amaro destino, Gesù proclama "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati";
mentre qualcuno imposta la vita di una comunità sulla paura dell'altro, e nega anche il minimo gesto di attenzione agli altri perché diversi da lui - e solo per questo delinquenti - Gesù proclama "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia";
mentre qualcuno pensa male di tutto e di tutti, e giudica gli altri in base ai propri pregiudizi, Gesù proclama "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio";
mentre qualcuno pensa che per governare bene un paese basti difendersi, costruendo muri e barriere, oppure sia sufficiente tenere a bada con ogni metodo i propri vicini, Gesù proclama "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio";
mentre nelle aule dei tribunali i veri disonesti la fanno quasi sempre franca, e i poveri disgraziati al primo minimo errore la pagano fino all'ultimo spicciolo, Gesù proclama "Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli".
Questa è la Nuova Legge del Regno di Dio, e il nostro legislatore, il nuovo Mosè, non usa mezzi termini: è una legge che va controcorrente rispetto alle logiche dei potenti di questo mondo. Proprio per questo, chi la vuole applicare e rispettare, non si aspetti applausi o momenti esaltanti: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia". Va bene anche così, purché si sappia sin dal primo momento che è così, di modo che nessuno venga poi, in futuro, a recriminare o a rivendicare qualcosa.
In futuro, sì, perché la maggior parte dei verbi usati in questa Nuova Legge non è al presente, né tantomeno al passato: è al futuro. E il futuro è il tempo della speranza.